Quella notte d’agosto, quel giorno, quel freddo, penetrò fino al cuore…

 

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Cielo – Julio Cortázar


Tocco la tua bocca, con un dito tocco l’orlo della tua bocca, la sto disegnando come se uscisse dalle mie mani, come se per la prima volta la tua bocca si schiudesse, e mi basta chiudere gli occhi per disfare tutto e ricominciare, ogni volta faccio nascere la bocca che desidero, la bocca che la mia mano sceglie e ti disegna in volto, una bocca scelta fra tutte, con sovrana libertà scelta da me per disegnarla con la mia mano sul tuo volto, e che per un caso che non cerco di capire coincide esattamente con la tua bocca che sorride sotto quella che la mia mano disegna.

Mi guardi, mi guardi da vicino, ogni volta più vicino e allora giochiamo al ciclope, ci guardiamo ogni volta più da vicino e gli occhi ingrandiscono, si avvicinano fra loro, si sovrappongono e i ciclopi si guardano, respirando confusi, le bocche si incontrano e lottano tepidamente, mordendosi con le labbra, appoggiando appena la lingua sui denti, giocando nei loro recinti dove un’aria pesante va e viene con un profumo vecchio e un silenzio. Allora le mie mani cercano di affondare nei tuoi capelli, carezzare lentamente la profondità dei tuoi capelli mentre ci baciamo come se avessimo la bocca piena di fiori o di pesci, di movimenti vivi, di fragranza oscura. E se ci mordiamo il dolore è dolce, se soffochiamo in un breve e terribile assorbire simultaneo del respiro, questa istantanea morte è bella. E c’è una sola saliva e un solo sapore di frutta matura, e io ti sento tremare stretta a me come una luna nell’acqua.

(pag.42)

JC

20 agosto 2014

“Sentì una specie tenerezza astiosa, qualcosa di così contraddittorio che non poteva essere altro che la verità”. (Il gioco del mondo (Rayuela) – Julio Cortázar)

«…l’unico gesto giusto, che fa centro – quello di cui gli arcieri Zen dicono:” Un colpo – una vita”. In un tale colpo, arco, freccia, bersaglio e Io si intrecciano in modo che non è possibile separarli: la freccia scoccata mette in gioco tutta la vita dell’arciere e il bersaglio da colpire è l’arciere stesso».

( Copertina de “Lo Zen e il tiro con l’arco” – Eugen Herrigel)

«…il tiratore e il bersaglio non sono più due cose contrapposte, ma una sola realtà». (Dall’Introduzione di Daisez T. Suzuki)

Qualcuno si chiede, molti si sono chiesti:

“Quando è vero amore?”.

Me lo sono chiesto anch’io, almeno un migliaio di volte, ma forse di più di un migliaio.

L’unica risposta che posso darmi è questa: NON LO SO.

Tuttavia sarebbe riduttivo rispondere così.

Il fatto è che non ha senso chiedersi quando un amore sia vero amore oppure no, poiché il concetto, il linguaggio, il pensiero, le definizioni, esulano dal “vivere l’amore”, tendono all’astrazione.

E poi “aut-aut” ossia: un amore è vero oppure non lo è affatto. Ma nonostante ciò è difficile dire cosa sia l’amore così come lo è del vivere; entrambi ci sfuggono allo stesso modo quando cerchiamo di definirli.

L’amore è tante cose; è questo che lo rende un mistero, un mistero in atto, vissuto: quando ci siamo dentro non possiamo riconoscerlo. Ma paradossalmente è proprio questo che lo rende autentico: viverlo.

Così come potremmo nuotare nel mare senza sapere cosa esso sia, quando amiamo, non sappiamo cosa sia l’amore. Forse, nei momenti di solitudine o quando siamo semplicemente lontani dalla persona che amiamo, qualche volta ci capita di interrogarci sulla sua natura. In quel momento ci sentiamo forti del nostro buon senso, del nostro distacco critico – se così si può dire – ci illudiamo che si possa definire con certezza qualcosa staccandosene, distanziandosene – con la presunzione di chi osserva un uomo passeggiare sui carboni ardenti, che non si azzarderebbe mai però a provarci al suo posto, e dice tronfio “quell’uomo è un ciarlatano” – pensiamo di riuscire ad analizzarlo osservandolo dal di fuori, nell’essere altro da esso. Ma è solo una orgogliosa illusione.

Io non so che cosa sia l’amore, non l’ho mai saputo, ma, nonostante ciò, da esso provengono atti, pensieri, sogni e un’infinità di altre manifestazioni che nascono più da un meccanismo che ha a che fare con l’intuizione che con la riflessione. È un’epifania, qualcosa di miracoloso.

Se ami, ami; lo fai e basta, lo sai e basta.

Per questo non so che cosa sia l’amore, proprio non lo so. Eppure ci sto dentro, e non so cosa sia. So dargli solo un nome, quel nome per cui posso solo dire alla persona che lo porta: “I love because you exist”.

10 agosto 2014

Julio Cortázar

 

” Non ti ho mai portata da Madame Léonie a farti leggere la mano, forse avevo paura che scorgesse nella tua mano qualche verità su di me, perché sei sempre stata un terribile specchio, una spaventosa macchina di ripetizioni, e ciò che chiamavamo amarci forse fu che io ero in piedi davanti a te, con un fiore giallo in mano, e tu reggevi due candele verdi e il tempo soffiava contro i nostri volti una lenta pioggia di rinunce e addii e biglietti di metrò.”

 

” E bada che ci conoscevamo appena e già la vita ordiva quanto era necessario per farci allontanare minuziosamente. “

 

Il gioco del mondo (Rayuela) – Julio Cortázar

sintomi

7 agosto 2014

E’ la capacità di attendere che si perde quando non si ama più.

7 agosto 2014

E se ti dico “amore mio”,
io ti sto mentendo,…
e spudoratamente,
senza nessuna vergogna,
senza nessun rimpianto o senso di colpa,

perché dico solo questo, in realtà,

“poiché tu esisti,
il mio amore esiste,
è lì con Te”.
E siccome so di mentire,
penso che dovrei solo dirti
“amore tuo”, poiché è tuo il mio.

chiamalo se vuoi…amare

8 giugno 2014

…la ragione interroga se stessa, per poi non trovare nessuna risposta, separa, divide, seziona, scinde per poi ricomporre un nuovo quadro, una nuova immagine. Ma altrove, in sé, c’è sempre qualcosa che trascende il quadro, tracima dagli argini, un grumo segreto, un agire silenzioso, uno schiavo senza padrone, una volontà senza volere, un dare senza avere, un andare senza sentieri…

Nessuno può darti quello che non ha. Solo tu puoi darti quello che realmente vuoi: te stesso. Accettati, scopriti; prima o poi arriverà la fine dell’inquietudine che ti punge l’animo, e i giorni saranno di vento, leggeri come il ricordo. Non sperare in nulla, non aver paura. Tutto scorre.

Angst

3 giugno 2014

Buio pesto,
nella notte bianca.
Sola è l’ansia,
sola con l’io,
rannicchiato
in un angolo
dove il mattino
è lontanissimo.

Chico Buarque

1 giugno 2014

«Il mio amore
Ha un modo di fare pacato, che è solo suo
E che mi fa impazzire
Quando mi bacia sulla bocca
La mia pelle diventa ipersensibile
E mi bacia con calma e a fondo
Fino a che è la mia anima a sentirsi baciata
Il mio amore
Ha un modo di fare pacato, che è solo suo
Che rapisce i miei sensi
Penetra le mie orecchie
Con tanti segreti
Belli e indecenti
Poi scherza con me
Inizia a ridere dal mio ombelico
E mi conficca i denti nella carne
Io sono la sua bambina, lo sai?
Lui è il mio ragazzo
Il mio corpo è la testimonianza
Dal bene che lui mi fa
Il mio amore
Ha un modo di fare pacato, che è solo suo
Che mi fa impazzire
Quando mi accarezza la nuca
E quasi mi ferisce
Con la sua barba incolta
E quando mette le cosce
Tra le mie cosce
Quando si sdraia
Ha un modo di fare pacato, che è solo suo
Di girarmi intorno
Di baciare i miei seni
Di baciare il mio ventre
Di lasciarmi calda come la brace
Usa il mio corpo
Come se il mio corpo
Fosse la sua casa
Io sono la sua bambina, lo sai?
Lui è il mio ragazzo
Il mio corpo è la testimonianza
Dal bene che lui mi fa».

Chico Buarque, poeta, scrittore, commediografo e cantante brasiliano ((Rio de Janeiro, 19 giugno 1944)

libertà

1 giugno 2014

“Era completamente solo, e non capiva come gli fosse successo. Come mai ci fosse un dolore di nome Connie al centro della sua vita.”

(Jonathan Franzen – Libertà)

non ragiono

30 maggio 2014

Non ragiono. Su te, non ragiono;

perché a ragionarci su, lascerei perdere,

lascerei che mi prenda la vita,

mi trascini nei suoi angoli,

dura come pietra. Eppure i miei occhi,

gli occhi d’un muto, parlano più della bocca,

sciorinano colate di parole irte e dispettose

come le movenze di un gatto

nella stagione degli amori.

Non ragiono, lo sai, se mi stai d’innanzi,

come una chiave appesa ai calzoni

di una guardia, per un prigioniero.

E talvolta ragiono, ragiono eccome,

di libertà, di volontà, fuga,

fuggire da te, penso

e penso che sia l’unica strada,

ma la libertà è una conquista, ardua come una solitudine secca,

senz’acqua né pane, né cielo in cui possa specchiarsi un mare,

un cielo chiaro la tua pelle, chiara, che si specchia

negli occhi di un mezzo cieco, un cieco che vede a metà

se stesso, e l’altra metà resta abbagliata, naufragata.

Concepire il silenzio

25 maggio 2014

A concepire il silenzio sono stati tutti i suoni del mondo. A romperne uno solo sarà l’udirne il suono, oltremodo profondo, sommerso dalle altre parole, quelle di chi ama ascoltare se stesso e non riesce a capire cosa nasconde un silenzio. Ci sono cose che non si possono dire sempre e solo con le parole.

Tu piccolo mondo

16 aprile 2014

Ho dimenticato tutto e tutti per te, ti ho eletta a mio piccolo ed esclusivo mondo. E adesso? Dimentico persino cosa sono, chi sono e sono stato.

Un niente può ferirmi, perché desidero ciò che mai potrà essere mio, forse è proprio questo desiderarti anche quando sei con me, è segno o sintomo di qualcosa. E la precarietà è il sottofondo di ogni nostra giornata. Tento, a volte, di tapparmi le orecchie, di tapparle con il mio amore per non sentirlo, mi illudo, dicendomi che amo, che faccio tutto ciò che posso. Ma poi, quel maledetto sottofondo, mi ripete: ” Non basterà, non servirà, … Non è mai stato così e mai lo sarà”. E allora la stanchezza si fa strada e vorrei distendermi sull’asfalto, nel mezzo della strada o in un campo isolato e lasciare che tutto sia, dimenticarti e dire che tutto questo è solo un sogno e che mi risveglierò, prima o poi, senza di te, come se tu non fossi mai esistita. Ma tu esisti, e se un giorno dovesse accadere di svegliarmi senza te, sarebbe un giorno diverso da tutti gli altri che ho vissuto e tu esisterai, continuerai ad esistere mentre io non so se esisterò più fuori da te che sei diventata il mio piccolo ed incerto mondo.

Presentimento

15 aprile 2014

Ho un funesto presentimento e vorrei sapere cosa riserva il futuro…forse perché adesso ho paura che tutti questi mesi vadano in fumo, che il destino stia preparando la fine, lenta, di qualcosa che aspettavo da una vita e nessuno sa quanto,…e come terribilmente atterrito, l’animo è tormentato.

14 aprile 2014

La parola, brevità di un respiro; l’agire, pulsare d’un battito all’altro, di goccia ad altra goccia, sangue generante altro sangue, catena che dura un corpo e un’anima interi.

14 aprile 2014

Forse che l’Immutabile
possa essere incalzato

e agguantato dalla notte
che, desta,

veglia,

indossando un vestito rosso, il capo coperto

da un nero cappello,
gli occhi spalancati,

attenta a sorvegliarsi le spalle e il petto

affinché non le tiri calci e allunghi sgambetti?

14 aprile 2014

Non aspettarsi nulla, non voler essere nulla, non farsi domande: essere semplicemente. È questa forse l’unica beatitudine concessa.