16 ottobre 2014

Tu esisti, al di là del pensare altrui.

14 ottobre 2014

“«Sei tu
Sei tu
Sei tu
Chi può darti di più?»
(CCCP)

Che nessuno sappia
come sei veramente,
altrimenti faranno di te
quel che vogliono.
Mai perdere il proprio tesoro, mai.

13 ottobre 2014

C’è qualcosa, un fondo, nel quale giace oscuro un accaduto. Tracce passeggere, immagini di istanti che si affacciano alla memoria fulmineamente. Tutto è in esso. Attraversarlo, affrontarlo, interrogarlo con lucidità e coraggio per ritornare alla superfície avendo di lui una visione ormai chiara, innocua.

9 ottobre 2014

Omnia mea me cum porto

Com’è facile dimenticarmi per te, com’è facile addormentarti senza dirmi nulla.
Per me nulla è facile quanto aspettarti desto sul cuore con gli occhi nel buio.

25 settembre 2014

Allô!
Chi parla?
Mamma?
Mamma!
Vostro figlio è magnificamente malato!
Mamma!
Ha l’incendio del cuore.
Dite alle sorelle Ljuda e Olja
ch’egli non sa più dove salvarsi.
Ogni parola,
persino ogni burla
ch’egli vomita dalla bocca scottante
si butta come nuda prostituta
da una casa pubblica che arde.
Gli uomini annusano:
odor di bruciato!

Raccozzano dei tipi strani.
Rutilanti!
Con gli elmi!
A che scopo quegli stivaloni!
Dite ai pompieri:
sul cuore ardente ci si arrampica con le carezze.
Farò da me.
Rotolerò come botti gli occhi gonfi di lacrime.
Lasciatemi appoggiare alle mie costole.
Salterò! Salterò! Salterò! Salterò!
Sono crollati.
Non puoi saltare dal proprio cuore!
Sul viso in fiamme
dallo spacco delle labbra
un piccolo bacio carbonizzato cresce per lanciarsi.

(Vladimir Vladimirovič Majakovskij)

25 settembre 2014

Passerò trascinando il mio enorme amore

in quale notte delirante e malaticcia?

 

 

Da quali Golia fui concepito

così grande,

e così inutile?

 

(Vladimir Vladimirovič Majakovskij)

il posto della bellezza

25 settembre 2014

Anche se dormi,

volevo solo dirti solo che…

quando sono arrabbiato,

quando mi sento perso,

quando ho paura,

quando sono triste,

quando il tempo sembra non passare mai,

quando non c’è nulla

che mi faccia gioire

quando non c’è nulla

che mi piaccia

in questo mondo,

in questo che,

talvolta,

sembra essere uno schifo

di mondo,

dove qualcuno ci ha buttati per scherzo

o per dispetto,

quando desidero vederti,

quando è nei tuoi occhi

che vorrei perdermi,

quando è il tuo riso

che vorrei sentire,

quando…

ti vedo,

quando tu sei con me,

quando vedo finalmente i tuoi occhi,

quando stringo le tue mani,

quando bacio le tue labbra,

quando sei vicina

e nonostante ciò

mi cerchi, cerchi la mia mano,

cerchi la mia calma,

lì dove si è perduta,

nei miei pensieri,

quando ciò accade

tutto si placa, tutto è calmo, la bellezza

sembra di nuovo aver preso il suo posto

in questo mondo, lì dove tu sei,

solo quando tu sei lì, di fronte a me.

E’ che la bellezza del mondo ritorna

dove sei tu.

23 settembre 2014

So, fermamente, certamente, inequivocabilmente, che tranne te, non desidero nessun’altra donna al mondo, nessuna in Assoluto. Sei tu sola, mia anima-corpo.

22 settembre 2014

22 settembre 2014

22 settembre 2014

o2-o9-2o14

22 settembre 2014

Devo crederti?

#

18 settembre 2014

“Jeder Engel ist schrecklich.” (R.M. Rilke, Die zweite Elegie, Duineser Elegien)

 

Zhenia

Die Augen der Engel Zhenia

Oggi, stamattina, dopo una notte insonne, dopo propositi di dirle che se vuole lasciarmi, se non mi ama, può anche farlo. Ma sono stato come al solito inconcludente. Quando l’ho vista, la notte di pensieri, di angosce, di paure, si è dissolta di fronte a lei, quella fitta nube si tramutata in aria tersa come era all’inizio del mondo. Tutto perché, dopo pochi lunghi giorni che non la vedevo, oggi, in questa mattina umida e piovosa, mi è sembrato di vederla per la prima volta, di scoprirla, di meravigliarmi di lei, di accorgermi per la prima volta e di nuovo della sua bellezza, la vedevo timida e discreta, nella sua istintiva ritrosia, nel suo imbarazzo, pudore, nel suo nascondersi, schiva, nei suoi capelli, al mio sguardo, guardando dinnanzi a sé.

Vedendola allontanarsi, dopo i brevi minuti, troppo brevi per essere veri, per sembrare reali e permanenti, volatili come nuvole, con i suoi lungi capelli che ondeggiavano e la sua mano che ogni tanto alzava con un gesto quasi impercettibile nel salutarmi, ho capito quanto io sia impotente di fronte a lei, quanto lei sia forte, invincibile, terribile, ho capito quanto amo, di un amore marmoreo e agghiacciante, e al tempo stesso dolce e disperato, quella donna che si allontanava da me, forse per secoli, per millenni, per istanti innumerevoli e interminabili, allora ho capito quanto l’amo, l’amo e la desidero come nessun’altra donna ho mai desiderato o amata.

Cosa vuol dire ogni notte per un uomo dormire da solo? Tu sai cosa vuol dire?… Non sai. Non sai che per sfuggire a questa lunga lunga notte solitaria un uomo è costretto a sfuggirle con l’insonnia? Sfuggire ad un letto freddo, ai propri pensieri, all’assenza di un mattino in cui poter dire buongiorno ad un’anima che gli è stata distesa accanto col proprio corpo con la propria singolare vita. Ora la notte non è ancora trascorsa per questo sono qui che bevo, per far passare questa lunga lunga notte e arrivi il tardo mattino della solitudine. Voglio che passi presto questa notte come tutte le notti come questa notte senza te. Dimenticare me stesso. E dormire senza svegliarsi senza te.  Per una infinità di notti vorrei non far sì che arrivi giorno senza te. A che cosa serve un amore sterile? Ho paura, paura di restare solo stanotte.

1 settembre 2014

perché mi rendi tutto così difficile?

1 settembre 2014

voglia di tornare a casa

Si è sempre soli con i propri ricordi. Loro sempre giovani, eppure, se di essi nulla rimane, è in un attimo d’incoscienza, un bagliore di pazzia e ribellione, una speranza indomita dai circoli viziosi, dal fatalismo o dalla noia, dalla ripetizione, dalla polvere degli anni, che si risolleveranno come chi non è mai stato via, come chi non è mai partito come se il tempo non sia mai passato.

«SCIPIONE: E come dev’essere immonda la tua solitudine!
CALIGOLA: (esplodendo di rabbia, si getta su di lui, l’afferra per il collo e lo scuote) La solitudine, sì, la solitudine! La conosci tu la solitudine? Sì, quella dei poeti e degli impotenti. La solitudine? Quale solitudine? Ma non lo sai che non si è mai soli? E che dovunque ci portiamo addosso tutto il peso del nostro passato e anche quello del nostro futuro? Tutti quelli che abbiamo ucciso sono sempre con noi. E fossero solo loro, poco male. Ma ci sono anche quelli che abbiamo amato, quelli che non abbiamo amato e ci hanno amato, il rimpianto, il desiderio, il disincanto e la dolcezza, le puttane e la banda degli dei! (lo lascia e torna al proprio posto) Solo! Ah, se soltanto potessi godere la vera solitudine, non questa mia solitudine infestata di fantasmi, ma quella vera, fatta di silenzio e tremore d’alberi — sentire tutta l’ebbrezza del flusso del mio cuore. (Seduto, colto da una stanchezza improvvisa) La solitudine! Ma no, Scipione. La solitudine risuona di denti che stridono, chiasso, lamenti perduti».

sprazzi

24 agosto 2014

«Per lui l’amore non era un prolungamento della sua vita pubblica bensì il suo polo opposto.
Significava per lui il desiderio di darsi in balìa dell’altro. Chi si dà all’altro come un soldato si dà prigioniero, deve prima consegnare tutte le armi. È così privato di ogni difesa, non può fare a meno di chiedersi quando arriverà il colpo. Posso dunque affermare che per Franz l’amore era una continua attesa di un colpo imminente».

Milan Kundera, “L’insostenibile leggerezza dell’essere”

“Forse quel giorno, l’uno di fronte all’altro, lui, come questa sera che mi ha visto scostare i tuoi capelli dalla tua guancia, accanto a te seduta a fumare e io in piedi silenzioso, nei miei occhi, nei miei sguardi, nei miei gesti, rivedrà se stesso”.

“E’ buono il mio sangue? Mi chiedevi mentre ti baciavo. Non prendo il tuo sangue, non lo voglio, dissi, ne prendo il calore, che rimane, e poi, fredde, cosa sarebbero le tue labbra senza il loro tepore, senza il tuo sangue, come tu dici? Il disegno, la linea delle tue labbra…”.

“Prima di salutarti, mi hai chiesto perché mi fa male ogni volta il distacco, perché non posso stare lontano da te anche un solo giorno. Perché il tuo viso, nudo, i tuoi occhi mobili, le tue guance fresche, sono lì come il paradiso in cui l’unico angelo, il mio unico angelo, sei tu. Senza te l’inferno spalanca le sue porte”.