Tentativo di risposta…

29 gennaio 2012

Semplicemente, se calma e ragione sono autentiche e non una semplice fuga, allora sono delle degne compagne, ma quando sono scisse da qualcosa di profondo, non lo sono. Il fatto stesso di sapere o immaginare che tu possa sapere di me mi ha messo in ansia.
In questi giorni, dopo il periodo buio, provo soltanto un senso strisciante di rassegnazione; lascio che i pensieri scorrano nella mente come il riflesso degli oggetti in uno specchio. Cerco di non soffermarmi troppo su tutto. Non so se questo sia una vittoria o l’inizio di un miglioramento, di ripresa.
Ogni tanto, però, mi capita di fermarmi, pensare a te, sentire la tua mancanza e un oscuro senso di colpa derivante, in sostanza, dalla convinzione profonda di non aver avuto il diritto di provare quello che ho provato, e l’assurdità dell’ irragionevole attaccamento a te non ha fatto altro che logorarmi ancor di più. Ma questa irragionevolezza ha radici profonde, non è un effetto, forse, ma una causa, un movente inconscio.
Forse l’ho sempre saputo, l’ho sempre vissuto, tanto che questo senso d’ineluttabilità si è radicato in me così profondamente da diventare un destino. E’ questo che non so come combattere; anche se ciò è solo il filo appartenente ad intreccio ben più inestricabile.
Adesso penso solo che mi farebbe molto male, un giorno, cogliere nel suo sguardo l’espressione di chi stia osservando solo un’immagine di me, forse un’immagine distorta. Questo perché tutto è così complesso che neanche io riesco ancora a capire cosa si è smosso in me. E’ successo qualcosa che ha posto una questione che coinvolge tutto me stesso, la mia totalità, il mio essere.
Adesso, comunque, non voglio illudermi che tutto sia tornato alla normalità; questo mi nuocerebbe ancor di più, visto che è bastato anche un solo messaggio ad inquietarmi mentre ero intento e calmo a leggere.
Sono ancora fragile, tremo al primo soffio di vento…quel vento sei Tu. E quando è così, non posso fare altro, per non soffrire, per impedire di dover impegnare tutte le mie forze, le mie difese, e stringere le braccia intorno al petto per cercare di sedare il dolore che deflagra inarrestabile in me,…non posso fare altro, dicevo, che fermarmi, respirare, concentrarmi sul mio respiro, fissare, una per una, con lentezza estrema, le sensazioni che vogliono concatenarsi e fluire con prepotenza in me. Questo è quello che sto facendo adesso. Sto cercando di fissarle, scomporle e nel contempo lasciare che siano quello che siano. Osservo semplicemente, al rallentatore, quello che avviene in me, senza per questo sentirmene coinvolto, investito. Non so come spiegare. In certi casi è molto dura, c’è bisogno di una disciplina che io non ho ancora. (Questo procedimento l’ho applicato immediatamente dopo aver letto il messaggio e avvertito l’ansia in me che cresceva come se stessi in una vasca, incapace di muovermi, e stessi per essere sommerso fino al collo dall’acqua).
Ma, in definitiva, quello che spero, in cuor mio, è di poter riacquistare la consapevolezza di cosa sono realmente, di cosa sono stato, di cosa possa rendere ancora la mia vita degna di essere vissuta, nonostante il passato, nel profondo, continui a mettermi i bastoni tra le ruote. E poi, per ultimo, mi preme anche la silenziosa speranza di non aver fatto del male a Te, perché so che in qualche modo, ti ho offesa, con il mio egoismo; voglio solo che tu sappia che ti voglio bene, anche se ho la netta impressione che non mi crederai, così come ho la netta impressione di non rivederti mai più. E, se questo avverrà, sarà solo causa mia.

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