Ti scrivo…

2 febbraio 2012

 

ti scrivo in silenzio, un silenzio pieno di parole, di pensieri, pensieri che sarebbe assurdo dirti, come queste due parole (mi manchi) che cerco ogni volta di mettere in fila per spedirtele. Sono un pensiero anche queste parole, che rimane tale, ogni giorno, ogni ora, ogni minuto, ogni secondo che passa.

Quel giorno,  l’ultimo in cui ti ho vista, quelle mie parole volevano solo dirti “Non vorrei smettere di vederti” e, nella rabbia del non sapere con certezza che ti avrei rivista, ti ho risposto come ti ho risposto, ma non era a te direttamente che io rispondevo, era alla rabbia che rispondevo, e, allo stesso tempo, mentre ti sei avvicinata a me, per salutarmi, forse per l’ultima volta, prima di andartene via, io, tremante di rabbia, negli occhi avevo questa domanda: “ Perché vai via, e perché non sei quel sogno che desidero tu sia? ”. Sì, tutto assurdo, pazzo, lo so.

Forse la tua reazione, dopo quel maledetto giorno, è stata giustificata dal fatto che, in quel momento, io ho pensato solo a me stesso, a quello che stavo provando, e dicendoti certe cose, non ho pensato molto a quello che stavi provando tu.

So di aver sbagliato tutto, dal primo momento: forse avrei dovuto subito allontanarmi e scappare via da te, perché, adesso, da quella tua telefonata inferocita, tutto, tutto intorno a me ha iniziato a sgretolarsi come roccia di sedimenti antichi e nuovi. Adesso che tutto per me sembra non aver più senso, come non ha senso quello che provo, perché provo qualcosa che tu non potrai mai comprendere per il semplice fatto di non provare la stessa cosa, il che sarebbe assurdo, visto che io stesso so che tutto quello che provo è assurdo!

Meglio, allora,…dirti soltanto…Mi manchi.

Anche se tutto quello che in me ho sentito nascere segretamente da un anno a questa parte mi è sembrato assurdo e irrazionale dal primo momento (mi facevo mille domande, mi chiedevo “Che diritto ho di provare certe cose, che diritto ho verso chi non può provare la stessa cosa?”, mi chiedevo come potessi essere così incosciente, così pazzo), posso solo giurarlo al mondo intero, posso solo giurare che ho provato e provo tutt’ora qualcosa che non posso negare a me stesso e a nessuno.

Certe volte, quando penso a te e mi dico che è sbagliato, che devo smetterla, con chiarezza mi accorgo di evitare, quasi in maniera meccanica, di immaginarti con gli occhi della mia mente, di poter vedere ogni singolo tratto del tuo volto; è come se qualcuno avesse imprigionato la tua immagine in un pozzo dal quale non posso più tirarla fuori, a causa del girovagare continuo nel cercarla in ogni dove. Qualcuno ha steso un lenzuolo bianco sui ricordi che serbo di te. Ma, nonostante tutto, adesso, inizio a vedere di nuovo il tuo viso, con la stessa espressione di quella mattina, la stessa in cui, tu, eri distratta e non facevi molto caso a me; vedo il tuo viso adesso, lo vedo nitidamente come un diamante dalla forma mai vista prima, come se tu fossi di fronte a me e ti stessi avvicinando a me, come quella volta, quell’ultima volta, con l’identica espressione. Non so a cosa tu stessi pensando precisamente in quell’istante; forse non ti stavi domandando cosa stessi provando io, forse pensavi a quello che era accaduto quella mattina o , forse, non so, mi stavi dicendo, con il tuo bacio di commiato, che non  ti avrei rivista più; non so.

Adesso però so solo una cosa: quello che provo e che ho provato io, ti ha certamente allontanata da me. Io, ora, adesso, in questo momento, darei tutta la mia vita (per quanto non dia ad essa neanche il valore di uno spillo) darei tutta la mia povera vita per vederti.

E anche se il mio cuore sogna che tu abbia la stessa nostalgia che ho io di vederti, non lo dice, non pronuncia parole che vogliono dirti “vorrei che anche tu provassi nostalgia di me come io la provo di te”, perché è praticamente impossibile sperare tutto questo. Quindi posso solo dirti inutilmente, disperatamente…

 

MI MANCHI…

 

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