Alle spalle.

11 marzo 2012

Lo avvolse con le sue braccia, incrociandole sul suo petto; i suoi seni facevano pressione sulla sua schiena. In quel momento, intuì come la goccia di quel mare che lei doveva essere.

All’istante, un vortice di un abisso si distese intorno a sé, si aprì una crepa nella sua esistenza. Vacillarono il suo orgoglio, la sua presunzione di forza e sembrava quasi che lei non se ne accorgesse, che non avesse – ma in realtà non era così – la minima cognizione del suo corpo e che, sfiorandolo, aveva puntato una lama alle sue spalle.

Forse non si accorse di maneggiare un’arma e di minacciarlo. Ma quello che poteva ferirlo ancor di più era accennare un sorriso, e quando sorrideva sembrava quasi che dicesse: “Sono io che ti tengo in pugno.”

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