Da “Che tu sia per me il coltello” di David Grossman

15 marzo 2012

“Anni fa pensavo di sottoporre ogni donna attraente a un particolare esame per stabilire se sarebbe stata la “donna della mia vita”. Pensavo che l’avrei guardata profondamente negli occhi, avvicinandole il viso. Più vicino, sempre più vicino, finché il mio occhio avrebbe toccato il suo. Proprio toccato. Non solo le ciglia o le palpebre, ma i globi oculari, l’iride e i dotti lacrimali. Il corpo è fatto così. Ma noi non avremmo ceduto, non ci saremmo arresi ai riflessi condizionati e alla burocrazia del corpo finché non fossero emerse le immagini più offuscate e remote delle nostre anime. Questo voglio ora. Vedere l’oscurità che c’è nell’altro. Perché accontentarsi, Myriam? Perché non chiedere, per una volta, di poter piangere con le lacrime di un altro?”

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