Metalinguismo e Arte.

22 marzo 2012

Andy Warhol, Joseph Beuys e Filiberto Menna.

“Della vaporizzazione e della centralizzazione dell’Io. Tutto è in questo”. Baudelaire ci dà ancora buone chiavi interpretative dei dati dell’esistenza e di questa fetta di esistenza che è l’arte. Negli ultimi anni, l’esperienza estetica è vissuta sotto il segno di queste due costanti: da un lato, l’artista si concentra in se stesso, riflettendo sui propri procedimenti e sulle funzioni mentali che stanno a monte di essi; dall’altro, si sporge sul mondo, penetra nello spazio e in qualche modo lo modifica. Arte Concettuale e Arte del Comportamento operano all’interno di questa struttura bipolare della centralità e della dispersione.
Nel momento dell’espansione, l’arte fornisce modelli alternativi di comportamento, si trasforma essa stessa in azione estetica e in evento vitale. Lo sconfinamento è la tecnica preferita dall’artista, veicoli privilegiati sono il gesto o il corpo nella sua totalità. Nel momento della concentrazione l’arte si dà come “sensazione concava” (Musil), come esperienza del vuoto e dell’assenza (l’assenza del rumore del mondo), dove diventa possibile l’esercizio difficile della mente che riflette su se stessa. Le polarità del vitale e del mentale hanno assunto, di volta in volta, il ruolo di protagonisti della scena artistica: se, fino a pochi anni addietro, l’espansione, lo sporgersi e il penetrare nel mondo hanno agito con forza maggiore nelle forme variamente definite Arte povera, Land art, Ecologic art e simili, oggi l’ago sembra spostarsi verso il polo della concentrazione. Non solo l’Arte Concettuale, ma anche le più recenti declinazioni della pittura e della fotografia, segnano questa oscillazione, sostituendo alla estroversione vitalistica e alle consuete preoccupazioni rappresentative un atteggiamento più freddo, che prende partito, asceticamente, per l’analisi e l’autoriflessione. Concettualismo, Nuova Pittura e Nuova Fotografia orientano la ricerca in una stessa direzione fondamentale, anche se con procedimenti segnati da caratteristiche proprie, trovando il loro denominatore comune nella comune attenzione per i problemi del linguaggio e della specificità disciplinare dei rispettivi campi operativi. L’artista assume un atteggiamento analitico, sposta i procedimenti dal piano immediatamente espressivo o rappresentativo a un piano riflessivo, di ordine metalinguistico, impegnandosi in un discorso sull’arte nel momento stesso in cui fa concretamente dell’arte. Accetta di operare in un ambito strettamente disciplinare e pone il problema del trasferimento su basi sistematiche dei propri strumenti linguistici. Procede, quindi, a una separazione metodologica del sistema dell’arte, e, all’interno di questo, alla individuazione-specificazione dei diversi sottosistemi rappresentati dalle diverse pratiche dell’arte.
In questa operazione analitica, egli incontra non poche difficoltà inerenti alla natura stessa del linguaggio, in quanto il procedimento comporta una sorta di scollamento tra il fare l’arte e il fare il discorso sull’arte. Naturalmente, non si tratta di due momenti distinti, nel senso che uno si attua sul piano della pratica specifica e l’altro sul piano della riflessione teorica affidato a un diverso strumento linguistico (il linguaggio verbale). C’è anche questo – come è noto – nell’arte moderna: anzi, una delle sue caratteristiche più tipiche è proprio di accompagnarsi a una continua indagine teorica, a una costante autoriflessione. Qui, si intende invece una operazione particolare che consente di compiere un’indagine analitica sull’arte nell’atto stesso in cui fa concretamente dell’arte. Un procedimento particolarmente evidente nella pratica della Nuova Pittura, nel cui ambito è stato individuato con esattezza nella sua specificità disciplinare:
“Riportare i problemi della pittura alla pittura obbliga l’artista a una specificazione essenziale della realtà plastica, a un’analisi del processo pittorico che non può porsi senza fare pittura.” [V. Fagone, in Fare Pittura, Bassano, 1973]
Introduciamo, a questo punto, una prima distinzione, all’interno della comune area analitica, tra un’indagine sul sistema dell’arte e un’indagine sul sistema (o sottosistema) della pittura. L’Arte Concettuale affronta il problema al primo livello, si interessa cioè al concetto di arte situato a monte delle forme specifiche in cui si concretano le diverse pratiche dell’arte, mentre la Nuova Pittura pone esplicitamente il problema della disciplina pittorica, cosí come l’oggetto Minimal aveva, in buona misura, posto la questione di un sistema (o sottosistema) della scultura, definendone i confini nell’ambito di una rigorosa contestualità sintattica.
Il divaricamento tra pratica dell’arte e riflessione sull’arte, denominatore comune delle diverse esperienze analitiche, assume pertanto una ampiezza maggiore nella investigazione concettuale, che prende una più marcata distanza dal fare e dalle componenti fisiche dell’arte, servendosi del linguaggio come di un artificio retorico, di una sorta di mnemotecnica, per risalire dal sensibile all’astratto, dalla fisicità della cosa (oggetto, immagine, parola) ai procedimenti mentali che presiedono alla formazione dell’arte e dei suoi statuti valutativi. L’attenzione che l’Arte Concettuale rivolge ai problemi del linguaggio risulta quindi maggiormente svincolata dalla pratica specifica in cui è impegnata la Nuova Pittura, ed acquista il significato di una messa a punto teorica intesa a sottolineare, in connessione con le discipline già fortemente formalizzate della logica matematica e della linguistica strutturale, le questioni inerenti ai concetti di tautologia, di analiticità delle proposizioni artistiche, di convenzionalità del segno linguistico, sia verbale che visivo-iconico, della distinzione tra enunciato e proposizione, tra espressione e giudizio. Ed è proprio quest’ultima distinzione a chiarire un aspetto specifico dell’Arte Concettuale, ossia la neutralità dei suoi modi di espressione: ciò che conta è il procedimento mentale che sta a monte dell’operazione, mentre non è particolarmente rilevante che questo procedimento venga comunicato con parole pronunciate verbalmente, con parole scritte, con fotografie, film, oggetti, e cosí via. Tutti questi modi della comunicazione sono da interpretare appunto come enunciati, come espressioni linguistiche di un contenuto significativo o giudizio, dato dalla proposizione. Ma la neutralità dell’ordine dei significanti riguarda solo l’atto della loro scelta, che è in buona misura intercambiabile: una volta avviata l’operazione, tutto si svolge sotto il segno della più stretta coerenza, su un piano sistematico-sintattico del più assoluto rigore, in quanto è dalla coerenza e dal rigore del sistema proposizionale (e non dalla cosa, dall’oggetto artistico in sé) che deriva la possibilità di stabilire lo statuto valutativo dell’arte. Le investigazioni concettuali concentrano quindi l’attenzione da un lato sui procedimenti mentali, sulla pòiesis, e, dall’altro sulla contestualità autonoma della proposizione, soprattutto con le punte più estremisticamente analitiche di Art-Language: di qui l’altro aspetto caratterizzante dell’Arte Concettuale, ossia il fenomeno dell’assottigliamento dei contenuti denotativi e della materializzazione dell’oggetto, fenomeno da considerare tuttavia come una conseguenza necessaria di una intenzionalità processuale volta ad altro e non come il fine stesso della ricerca. Comprendiamo meglio, da questa angolazione, i legami del Concettualismo con la scultura Minimal, intesa come oggetto intransitivo e autosignificante, dotato di quel grado di autonomia sintattica che gli artisti concettuali hanno poi cercato nella analiticità delle proposizioni logico-matematiche e nella circolarità tautologica. Ma l’oggetto Minimal, nel momento in cui si rifiuta a ogni tentazione metaforica, esige nondimeno una lettura in trasparenza proprio in quanto sposta l’attenzione dalla propria oggettualità ai procedimenti mentali che lo hanno costituito e lo definiscono. […]
L’Arte Concettuale porta quindi alle conseguenze estreme il processo di astrazione e di formalizzazione del linguaggio artistico che costituisce il segno caratterizzante della ricerca analitica dell’arte moderna: essa si situa pertanto a un livello meta-artistico nella misura in cui si colloca a monte delle definizioni specifiche dell’arte (la pittura, la scultura, la fotografia, ecc.) e non prende in esame aspetti particolari all’interno di una teoria dell’arte, bensí la teoria stessa nella sua complessità.
Da questo punto di vista, l’Arte Concettuale segna il momento della massima esplicitazione di quell’atteggiamento criticistico che distingue peculiarmente gran parte dell’arte moderna (carattere tanto deprecato dalle estetiche tradizionali) e che sorregge l’opera di rifondazione del linguaggio dell’arte attraverso il superamento della credenza ingenua in una corrispondenza immediata tra linguaggio e realtà. In questo, l’arte moderna si presenta come l’erede diretta del criticismo settecentesco: l’intelletto umano, prima di riflettere sul mondo, deve riflettere su se stesso, verificare le proprie facoltà e i propri procedimenti. Il varco tra intelletto e realtà non è garantito a priori, su fondamenti ontologici, cosí come non è garantito a priori il varco tra linguaggio dell’arte e il mondo.

( FILIBERTO MENNA – L’atteggiamento analitico – La linea analitica dell’arte moderna, Torino 1975 )

Ma tutto iniziò con Marcel Duchamp e Man Ray…

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