Le erbacce della mente.

28 marzo 2012

E’ forse naturale avere dei dubbi, chiedersi se quello che pensiamo sia giusto, se sia obbiettivo, se la nostra visione della realtà combacia con l’essenza stessa della realtà oppure abbagliati dalle convinzioni, insite già nel nostro pensiero, o ancora da meccanismi ormai rodati, vi leggiamo, concatenando insieme i segni esteriori, significati calzati a forza su di essa. Spesso mi trovo in bilico tra la riservatezza e il desiderio di sapere, di verificare se vi sia o no uno scarto tra pensiero e oggetto. Probabilmente, il nostro pensiero è un organo così complesso, e talvolta bisogna lasciarlo semplicemente agire, porsi domande senza darsi delle risposte, perché, paradossalmente, queste risposte possono risultare false. Bisogna, come affermano certe dottrine, lasciare che il pensiero non modifichi se stesso, non si ripieghi, ma in un continuo dialogo “ingenuo” con l’oggetto sia paziente e resti in ascolto, senza fretta. Le vere risposte verranno quando sarà il momento, evitando così il proprio logoramento.

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