Frammenti dall’Ombra.

8 aprile 2012

Voglio parlare, dire quello che mi frulla in testa. Sento che l’animo si sta di nuovo ritorcendo contro se stesso. In questi giorni ho la sensazione, quasi tattile, di una ennesima parabola discendente. Percepisco la stanchezza, ma non è una stanchezza fisica, non mi si piegano le gambe, non faccio fatica a camminare, anzi adesso mi sento più leggero. Questa stanchezza è solo un vuoto, una regressione, la mia mente versa nell’incapacità di analizzare e di prendere una decisione immediata, decisa, lucida su quanto accade, a partire dalle decisioni più banali a quelle più complesse. E’ come se mi mancasse la spinta necessaria per saltare gli ostacoli che si frappongono fra me e l’obbiettivo da raggiungere, forse perché l’obbiettivo o gli obbiettivi in questione non sono stati mai posti veramente. E quando si tratta scelte determinanti un complesso di risultati concatenati insieme, è un grosso guaio.

Si è soli, lo dicono i discorsi, le espressioni, l’orgoglio degli altri; si è soli quando si torna nel proprio guscio e si ripercorrono tutti questi segni; si è soli nell’attesa di una risposta; soli nel vociare della sera che declina verso un’altra mattina di atti inconsapevoli, dimenticati.

Sono irrequieto. Vago senza sosta. Prendo un libro, leggo, smetto, mi alzo, fumo, smetto, mi risiedo, riprendo a leggere, mi rialzo, vado alla finestra, penso di uscire a passeggiare, trovare spunti per pensare ad altro, poi mi risiedo, ad un tratto arriva la noia, il sonno, un sonno leggero, dorme anche la piccola, ma quando si sveglia mi sveglio anch’io.

Questo incapacità di concentrarmi su qualsiasi cosa, di provare piacere nelle piccole cose, nasce dai capricci della mente, che ronza come una mosca che infastidisce, posandosi su qualsiasi cosa faccia o abbia intenzione di fare. So bene di cosa si tratta, anzi lo so benissimo. E’ da qualche giorno che ci combatto. Spesso mi capita anche di alzarmi, di notte, restare per delle ore a letto con gli occhi sbarrati, con il cervello che rulla e l’animo si raggomitola. Alle volte avverto il desiderio infantile di sparire, allontanarmi per sempre dai posti dove sono o sono stato o sarò, eclissarmi in un altrove irraggiungibile e remoto quanto il vuoto che mi circonda e mi inghiotte. So di cosa si tratta, è bastato quel poco, lo so che si tratta di questo.

Mi ero illuso, ho fatto la voce grossa, mi sono esaltato all’idea di essere ritornato, ma adesso, come in un assurdo gioco dell’oca con me stesso, sono giunto di nuovo al punto dove mi ero smarrito.

Non sopporto…, non mi sopporto; sembra tutto opaco, senza luce. Non vedo orizzonte. Sperare che qualcosa cambi: un’utopia.

 …

Il cielo è coperto, grigio tenue, piatto. Sembra di essere perennemente al crepuscolo, un crepuscolo scialbo, che scolorisce squallidamente, poi si oscura e l’ombra si infittisce fino a raggiungere una oscurità più consistente, più impenetrabile.

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