L’Ago e l’Eclissi.

15 aprile 2012

Perché quell’attimo e un lampo di tristezza inatteso, nelle parole, gli occhi si son fatti lucidi ? Forse perché l’ho pesato… prima di pronunciarlo; con incertezza, ho cercato di farlo nel modo, per me, più inoffensivo possibile. Eppure sentivo che l’altro percepiva qualcosa, un tremolio interno ai suoni stessi, timore di dire “è stato…”, le parole come sprazzi, e gli altri e poi …, o forse… il senso di aver smarrito qualcosa di molto importante. Difficile dirlo… E l’istinto è ora quello di tagliare quel filo; intrecciatone mille volte l’ordito, devo evitare gli aghi.

Ieri quell’ago. Mi sono punto.

Ed ecco ad intessere su questo panno bianco, all’ombra di un’eclisse.

La mente vaga, evanescente. In brevi momenti, dopo lunghe peregrinazioni e silenzi, posandosi senza alcun sospetto, inizia a battere pesantemente i piedi, e rimbomba di una marcia dalla cadenza conosciuta, una cadenza che impietrisce, lega i sensi, li ammutolisce.

E’ l’eclissi che cerco, è a questo che miro. Ma quando non la cerco, (l’eclissi), c’è, arriva senza sforzo e allora non so più se sia un bene o un male.

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