Neve di primavera – Yukio Mishima

29 aprile 2012

” Kiyoaki annotava così i sogni nel suo diario. Non vi aggiungeva interpretazioni personali: un sogno piacevole restava tale, così come uno infausto. Raccoglieva i ricordi con la massima precisione, e descriveva i sogni come realmente erano stati. Forse dietro il desiderio di conservare il ricordo dei sogni, senza peraltro riconoscervi nessun significato particolare, si celava una sorta di insicurezza nei confronti della propria esistenza. I sogni erano molto più attendibili rispetto all’instabilità emotiva che lo affliggeva da sveglio; e, sebbene non ci fosse modo per determinare la realtà dei sentimenti, nei sogni perlomeno questi erano “reali”. Nella veglia i sentimenti erano informi, ma nei sogni avevano fisionomia e colori propri. “

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