Sul “Mestiere di vivere” di C.P.

29 aprile 2012

 

Cè una frase di Cesare Pavese che dice:

“Non ci si uccide per amore di una donna, ci si uccide perché un amore, qualunque amore, ci rivela nella nostra nudità, miseria, inermità, nulla.”(Il mestiere di vivere)

 Caro Cesare, quando la scrivesti pensavi, forse, che quella morte fosse cruda, creunta come uno schianto, ma, invece, era qualcosa di subdolo, una sorta di stisciante e graduale consapevolezza; la consapevolezza di qualcosa di doloroso che si faceva strada pian piano nell’anima prosciugandola in modo sottile: uno stillar sangue giorno dopo giorno, lentamente, senza rumore, senza alcun sintomo, perché quello stesso dolore aveva insinuato nell’io una sorda assuefazione a se stesso. Ecco quale è stata la reale essenza di quella nudità, miseria, inermità, nulla.

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