Die Geburt der Tragödie (Friedrich W.Nietzsche)

30 aprile 2012

Laurence Olivier - Amleto

« L’estasi dello stato dionisiaco con il suo annientamento delle abituali barriere e confini dell’esistenza comprende infatti, nella sua durata, un elemento letargico cui s’immerge tutto ciò che è stato vissuto personalmente nel passato. Così, per questo abisso dell’oblio, il mondo della realtà  quotidiana e quello della realtà dionisiaca si distaccano. Non appena però quella realtà quotidiana riaffiora nella coscienza, essa, come tale, viene sentita con nausea; una disposizione ascetica, negatrice della volontà, è il frutto di quegli stati. In questo senso l’uomo dionisiaco è simile ad Amleto: entrambi una volta hanno gettato uno sguardo vero nell’essenza delle cose, hanno conosciuto, e agire li nausea; poiché la loro azione non può cambiare niente nell’essenza eterna delle cose, essi sentono come ridicolo o infame che venga loro richiesto di rimettere in sesto il mondo uscito fuori dai cardini. La conoscenza uccide l’agire, per agire si deve essere avvolti nell’illusione – questa è la dottrina di Amleto, non già quella saggezza a buon mercato di Hans il sognatore che non giunge all’azione per troppa riflessione, quasi per un eccesso di possibilità. Non è la riflessione, certo! – è la vera conoscenza, è la visione dell’orribile verità, che prevale su ogni motivo incitante all’azione, così per Amleto come per l’uomo dionisiaco. Ora non c’è più consolazione che possa servire, l’anelito si volge al di là di un mondo dopo la morte, al di là degli stessi dèi, l’esistenza, insieme al suo splendido rispecchiamento negli dèi o in un al di là immortale, viene negata. Nella coscienza di una verità, ormai contemplata, l’uomo adesso vede dappertutto soltanto l’orrore o l’assurdità  dell’essere; ora comprende quel che vi è di simbolico nel destino di Ofelia, ora riconosce la saggezza del dio silvestre Sileno: prova ripugnanza.

Qui, in questo supremo pericolo della volontà, si avvicina, come maga che salva e risana, l’arte; soltanto essa può piegare quei pensieri nauseati per l’orrore o l’assurdità dell’esistenza in rappresentazioni con cui si possa vivere: queste sono il sublime, come addomesticamento artistico dell’orrore, e il comico come sfogo artistico del disgusto per l’assurdo. »

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