Ernest Hemingway – Un posto pulito, illuminato bene.

30 aprile 2012

Era tardi e tutti avevano lasciato il caffè tranne un vecchio seduto all’ombra che le foglie dell’albero formavano contro la luce elettrica. Di giorno la strada era polverosa, ma di notte la rugiada fissava la polvere e al vecchio piaceva stare seduto fino a tardi perché era sordo e di notte c’era un gran silenzio e lui avvertiva la differenza. I due camerieri dentro il caffè sapevano che il vecchio era un po’ sbronzo, e pur essendo un buon cliente sapevano che se si fosse sbronzato un po’ troppo se ne sarebbe andato senza pagare, perciò lo tenevano d’occhio.

“La settimana scorsa ha tentato di suicidarsi” disse un cameriere.

“Perché?”

“Era disperato.”

“Per cosa?”

“Niente.”

“Come sai che non era niente?”

“Ha un mucchio di quattrini.”

Sedevano insieme a un tavolo contro il muro vicino alla porta del caffè e guardavano il marciapiede dove i tavoli erano tutti vuoti tranne quello dove sedeva il vecchio all’ombra delle foglie dell’albero che il vento muoveva appena. Una ragazza e un soldato passarono per la strada. La luce del lampione brillò sul numero di ottone che il soldato aveva sul colletto. La ragazza era senza cappello e camminava frettolosamente al suo fianco.

“Si farà pizzicare dalle guardie” disse un cameriere.

“Cosa importa se ottiene ciò che vuole?”

“Faceva meglio a togliersi dalla strada. La guardia lo pescherà. Sono passati cinque minuti fa.”

Il vecchio seduto nell’ombra tamburellò col bicchiere sul piattino. Il cameriere più giovane gli si avvicinò.

“Che cosa desidera?”

Il vecchio lo guardò. “Un altro brandy” disse.

“Si ubriacherà” disse il cameriere. Il vecchio lo guardò. Il cameriere se ne andò.

“Rimarrà tutta la notte” disse al collega. “Io comincio ad aver sonno. Non vado mai a letto prima delle tre. Avrebbe dovuto uccidersi la settimana scorsa.”

Il cameriere prese la bottiglia di brandy e un altro piattino dal banco all’interno del caffè e marciò verso il tavolo del vecchio. Depose il piattino e riempì il bicchiere di brandy.

“Avrebbe dovuto uccidersi la settimana scorsa” disse al sordo. Il vecchio fece dei segni col dito. “Un altro po’” disse. Il cameriere continuò a riempire il bicchiere finché il brandy traboccò e colò lungo lo stelo del bicchiere nel primo piattino della pila. “Grazie” disse il vecchio. Il cameriere riportò la bottiglia nel caffè. Tornò a sedersi al tavolo con il collega.

“Adesso è ubriaco” disse.

“È ubriaco ogni notte.”

“Perché voleva uccidersi?”

“Come faccio a saperlo?”

“Come ha fatto?”

“Si è impiccato con una corda.”

“Chi lo ha tirato giù?”

“Sua nipote.”

“Perché lo hanno fatto?”

“Paura per la sua anima.”

“Quanti soldi ha?”

“Tanti.”

“Avrà ottant’anni.”

“Forse qualcuno di più.”

“Vorrei che andasse a casa. Non vado mai a letto prima delle tre. È quella l’ora di andare a letto?”

“Sta alzato perché gli piace”

“Lui è solo. Io no. A letto ho una moglie che mi aspetta.”

“Una volta l’aveva anche lui.”

“Adesso una moglie non gli servirebbe a niente.”

“Chi lo sa? Con una moglie forse starebbe meglio.”

“Gli bada sua nipote. Hai detto che lo ha tirato giù lei.”

“Lo so.”

“Non vorrei diventare così vecchio. I vecchi sono sporchi.”

“Non sempre. Questo vecchio è pulito. Beve senza sbrodolarsi. Anche adesso che è ubriaco. Guardalo.”

“Non ho voglia dì guardarlo. Vorrei che andasse a casa. Non ha rispetto per chi deve lavorare.”

Il vecchio alzò gli occhi dal bicchiere, guardò la piazza, e poi i due camerieri.

“Un altro brandy” disse, indicando il bicchiere. Il cameriere che aveva fretta gli si avvicinò.

“Finito” disse, parlando con quelle omissioni sintattiche di cui si servono gli stupidi quando si rivolgono agli ubriachi o ai forestieri. “Stasera basta. Adesso chiuso.”

“Un altro” disse il vecchio.

“No. Finito.” Il cameriere pulì l’orlo del tavolo con uno strofinaccio e scosse la testa.

Il vecchio si alzò in piedi, contò lentamente i piattini, tolse di tasca un borsellino di cuoio e pagò, lasciando mezza peseta di mancia.

Il cameriere lo seguì con lo sguardo mentre si allontanava lungo la strada, uomo vecchissimo che camminava con passo incerto ma con grande dignità.

“Perché non hai lasciato che restasse qui a bere?” chiese il cameriere che non aveva fretta. Stavano abbassando le serrande. “Non sono ancora le due e mezzo.”

“Voglio andare a letto.”

“Cos’è un’ora?”

“Per me più che per lui.”

“Un’ora è uguale per tutti.”

“Parli anche tu come un vecchio. Può comprarsi una bottiglia e bersela a casa.”

“Non è la stessa cosa. “

“No, non è la stessa cosa” ammise il cameriere ammogliato. Non voleva essere ingiusto. Aveva soltanto fretta.

“E tu? Non hai paura di andare a casa prima della solita ora?”

“Stai cercando d’insultarmi?”

“No, hombre, solo di dire una battuta.”

“No” disse il cameriere che aveva fretta, raddrizzandosi dopo aver abbassato le serrande di metallo. “Io ho fiducia. Sono pieno di fiducia.”

“Hai giovinezza, fiducia, e un lavoro” disse il cameriere più vecchio. “Hai tutto.”

“E a te cosa manca?”

“Tutto tranne il lavoro.”

“Hai tutto quello che ho io.”

“No. Non ho mai avuto fiducia e non sono giovane.”

“Dai. Smettila di dire sciocchezze e chiudi a chiave.”

“Io sono di quelli ai quali piace stare al caffè fino a tardi” disse il cameriere più vecchio. “Con tutti quelli che vogliono andare a letto. Con tutti quelli che hanno bisogno di una luce per la notte.”

“Io voglio andare a casa e a letto.”

“Siamo due razze diverse” disse il cameriere più vecchio. Adesso era vestito per andare a casa. “Non è solo questione giovinezza e di fiducia, anche se sono bellissime cose. Ogni notte io sono restio a chiudere perché può esserci qualcuno che ha bisogno del caffè.”

“Hombre, ci sono delle bodegas aperte tutta la notte.”

“Non capisci. Questo è un caffè piacevole, pulito. È illuminato bene. La luce è molto buona e, adesso, ci sono anche le ombre delle foglie.”

“Buonanotte” disse il cameriere più giovane.

“Buonanotte” disse l’altro. Spegnendo la luce elettrica continuò la conversazione con se stesso. È la luce, naturalmente, ma bisogna che il locale sia piacevole e pulito. Non ci vuole la musica. La musica non ci vuole di certo. E non puoi stare dignitosamente in piedi davanti a un banco, anche se per queste ore della notte un banco è tutto quello che ti danno. Di che cosa aveva paura? Non era né paura né timore. Era un niente che conosceva troppo bene. Era tutto un niente, e anche un uomo era niente. Era soltanto questo, e tutto quello che ci voleva era la luce, e un certo ordine e una certa pulizia. Alcuni ci vivevano e non lo avvertivano mai, ma lui sapeva che era tutto nada y pues nada y nada y pues nada. Nada nostro che sei nel nada, nada sia il nome tuo, il regno tuo, nada sia la tua volontà, nada in nada come in nada. Dacci questo nada il nostro nada quotidiano e nadaci il nostro nada come noi nadiamo i nostri nada e non nadarci in nada ma liberaci dal nada; Ave niente pieno di niente, niente sia con te. Sorrise e si fermò davanti al banco di un bar con una lucente macchina da caffè a vapore.

“Cosa prende?” chiese il barista.

“Nada.”

“Otro loco mas” disse il barista, e gli voltò le spalle.

“Una tazzina” disse il cameriere.

Il barista glielo versò.

“La luce è molto viva e piacevole, ma il banco non è lucido” disse il cameriere.

Il barista lo guardò, ma non rispose. Era troppo tardi per fare conversazione.

“Vuole un’altra copita?” chiese il barista.

“No grazie” disse il cameriere, e uscì. Non gli piacevano né i bar né le bodegas. Un caffè pulito, illuminato bene, era una cosa molto diversa. Adesso, senza pensarci più, sarebbe tornato nella sua stanza. Si sarebbe messo a letto e finalmente, alle prime luci dell’alba, si sarebbe addormentato. Dopo tutto, si disse, probabilmente è soltanto insonnia. Chissà quanti ce l’hanno.

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