Lo Sguardo dell’Angelo

30 aprile 2012

“Ogni angelo è tremendo” (Rainer Maria Rilke, Elegie duinesi ).

Il dolore può essere una fitta acuta, ma passeggera. Può accadere, tuttavia, che ci siano dolori che, col tempo, si tramutino in una eco lontana che accompagna i risvegli e la durata delle giornate, scomparendo sotto il frastuono del mondo; resistenti al tempo e ineluttabili rivelano la propria persistenza nel silenzio che si fa in alcuni momenti quando si è soli con se stessi. Quando questo succede spesso, non esiste posto al mondo dove rifugiarsi, dove nascondersi: è questo l’occhio dell’angelo, il suo sguardo tremendo.

Der Himmel über Berlin
Damiel (Bruno Ganz)

L’Angelo Impotente.

Il guardiano del cielo,

nello schioccare fradicio di foglie,

ha tempo da perdere.

Il suo cuore orfano

è lieve d’occhi sospesi,

ricco di suoni universi.

Parte al mattino,

proteso lo sguardo.

La sera dona un tempo di attese

a capo chino, in ascolto.

Un Angelo accigliato

osserva impotente.

Il guardiano del cielo.

Nell’ovattato scintillío della fonte

sommersa, giacciono suoni.

La Luna tace col suo muso bianco

e l’ílare Tempo ora giace,

disteso sul fianco della Notte,

che prima rincorse.

Giochi sulle acque del mondo,

e un Io sconosciuto sta a guardare.

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