comfortably numb

30 giugno 2012

” Il sogno è finito

E io sono diventato

Piacevolmente insensibile.”

 

 

 

io mi devo difendere…

27 giugno 2012

Simposio

27 giugno 2012

apart

26 giugno 2012

Quando tutto resta in silenzio, tutto si svuota come questa notte, in questo punto nell’universo, anche la luna ti volta le spalle e si è soli col suono dei propri pensieri , pensieri che nessuno potrà mai leggere negli occhi che scrutano senza posa il buio e le labbra ripetono parole che nessuno potrà udire mai.

mio killer…

26 giugno 2012

25 giugno 2012

Possiamo provare com-passione solo fino a quando crediamo che la persona sofferente condivide con noi vulnerabilità e possibilità.

(Martha Nussbaum)

Eugenio Montale e l’Upupa.

” In ogni modo io sono qui perché ho scritto poesie, un prodotto assolutamente inutile, ma quasi mai nocivo, e questo è uno dei suoi titoli di nobiltà. Ma non è il solo, essendo la poesia una produzione o una malattia assolutamente endemica e incurabile. “

(Discorso di Montale per la consegna del Premio Nobel per la letteratura, Stoccolma, 12 Dicembre 1975)

D.F.W.

24 giugno 2012

David Foster Wallace (Ithaca, 21 febbraio 1962 – Claremont, 12 settembre 2008)

” Il cane odiava quella catena. Ma aveva una sua dignità. Quello che faceva era non tendere mai la catena del tutto. Non si allontanava mai nemmeno quel tanto da sentire che tirava. Nemmeno se arrivava il postino, o un rappresentante. Per dignità, il cane fingeva di aver scelto di stare entro quello spazio che guarda caso rientrava nella lunghezza della catena. Niente al di fuori di quello spazio lo interessava. Interesse zero. Perciò non si accorgeva mai della catena. Non la odiava. La catena. L’aveva privata della sua importanza. Forse non fingeva, forse aveva davvero scelto di restringere il suo mondo a quel piccolo cerchio. Aveva un potere tutto suo. Una vita intera legato a quella catena. Quanto volevo bene a quel maledetto cane. “

” La persona che ha una così detta “depressione psicotica” e cerca di uccidersi non lo fa aperte le virgolette “per sfiducia” o per qualche altra convinzione astratta che il dare e avere nella vita non sono in pari. E sicuramente non lo fa perché improvvisamente la morte comincia a sembrarle attraente. La persona in cui l’invisibile agonia della Cosa raggiunge un livello insopportabile si ucciderà proprio come una persona intrappolata si butterà da un palazzo in fiamme. Non vi sbagliate sulle persone che si buttano dalle finestre in fiamme. Il loro terrore di cadere da una grande altezza è lo stesso che proveremmo voi o io se ci trovassimo davanti alla finestra per dare un’occhiata al paesaggio; cioè la paura di cadere rimane una costante. Qui la variabile è l’altro terrore, le fiamme del fuoco: quando le fiamme sono vicine, morire per una caduta diventa il meno terribile dei due terrori. Non è il desiderio di buttarsi; è il terrore delle fiamme. Eppure nessuno di quelli in strada che guardano in su e urlano “No!” e “Aspetta!” riesce a capire il salto. Dovresti essere stato intrappolato anche tu e aver sentito le fiamme per capire davvero un terrore molto peggiore di quello della caduta. “

” Se in virtù di carità o disperazione doveste mai trovarvi a passare del tempo in una struttura statale di recupero da Sostanze come la EH, verrete a sapere molte cose nuove e curiose. Scoprirete che […]. O, per esempio, che le persone dipendenti da una Sostanza che smettono all’improvviso di assumere quella Sostanza soffrono spesso di una forma perversa di acne papulosa che può durare mesi in attesa che gli accumuli di Sostanza abbandonino lentamente il corpo. Lo Staff vi farà sapere che questo accade perché la pelle è effettivamente il più grosso organo escretivo del corpo. […] Che (un sollievo ma allo stesso tempo una delusione) i peni dei neri tendono ad aver misure nel complesso uguali a quelle dei peni bianchi.[…] Che si riesce ad avvertire una specie di microsballo anfetaminico se si consumano in rapida successione tre Millennial Fizzy e una confezione di biscotti Oreo a stomaco vuoto. […]Che riguardo alle funzioni sessuali ed escretive le persone di sesso femminile sanno essere volgari quanto quelle di sesso maschile.[…] Che un paradosso poco menzionato della dipendenza da una Sostanza è il seguente: una volta che siete così schiavi di una Sostanza da doverla abbandonare per salvarvi la vita, la Sostanza schiavizzante è diventata per voi così profondamente importante che uscirete di senno quando ve la porteranno via. Oppure che a volte, dopo che la vostra Sostanza vi è stata portata via per salvarvi la vita, mentre siete inginocchiati per le preghiere obbligatorie della mattina o della sera, vi troverete a pregare perché vi sia consentito di perdere letteralmente il senno, di avvolgere la vostra mente i un vecchio giornale e lasciarla in un vicolo a cavarsela senza di voi. […] Che oltre il cinquanta per cento delle persone con una dipendenza da Sostanza è contemporaneamente affetto da qualche altra forma di disturbo psichiatrico. […] Che la validità logica di un argomento non ne garantisce la verità. [..] Che statisticamente è più facile liberarsi da una dipendenza per le persone con un basso QI che per quelle con un QI più alto. […] Che è possibile abusare fino all’assuefazione di antinfluenzali e antistaminici da banco. Che le attività noiose diventano perversamente molto meno noiose se ci si concentra molto su di esse. […] Che esiste una cosa come la cruda, incontaminata, immotivata gentilezza. Che è possibile addormentarsi di botto durante un attacco d’ansia. […] Che la maggioranza delle persone con una dipendenza da Sostanza è anche dipendente dal pensare, nel senso che ha un rapporto compulsivo e insano con il proprio pensiero. […]Che ci vuole un grande coragggio per dimostrarsi deboli. Che nessun singolo momento individuale è in sé insopportabile. […]Che è possibile fumare così tante sigarette da farsi delle piccole ulcerazioni bianche sulla lingua. Che il cliché “Non so chi sono” sfortunatamente si rivela più di un cliché. Che provare a ballare da sobri è tutto un altro paio di maniche. Che per qualche perversa ragione, è spesso più divertente desiderare qualcosa che averlo. Che è consentito VOLERE. Che tutti sono identici nella segreta tacita convinzione di essere, in fondo, diversi dagli altri. Che questo non è necessariamente perverso. “

” Mettiamo che Nonna mi abbia detto in maniera parecchio convincente che tutto ciò che davvero esiste della mia vita è limitato a quello che se ne può raccontare. […] Be’, credo che non sia esattamente che la vita va raccontata anziché vissuta; è piuttosto che la vita è il suo racconto, e che in me non c’è niente che non sia o raccontato o raccontabile. Ma se è davvero così, allora che differenza c’è, perché vivere? “

“Ho imparato che il mondo degli uomini così com’è oggi è una burocrazia. È una verità ovvia, certo, per quanto ignorarla provochi grandi sofferenze. Ma ho anche scoperto, nell’unico modo in cui un uomo impara sul serio le cose importanti, la vera dote richiesta per fare strada in una burocrazia. Per fare strada sul serio, dico: fai bene, distinguiti, servi. Ho scoperto la chiave. La chiave non è l’efficienza, o la rettitudine, o l’intuizione, o la saggezza. Non è l’astuzia politica, la capacità di relazione, la pura intelligenza, la lealtà, la lungimiranza o una qualsiasi delle qualità che il mondo burocratico chiama virtù e mette alla prova. La chiave è una certa capacità alla base di tutte queste qualità, più o meno come la capacità di respirare e pompare il sangue sta alla base di tutti i pensieri e le azioni. La chiave burocratica alla base di tutto è la capacità di avere a che fare con la noia. Di operare efficacemente in un ambiente che preclude tutto quanto è vitale e umano. Di respirare, per così dire, senz’aria. La chiave è la capacità, innata o acquisita, di trovare l’altra faccia della ripetizione meccanica, dell’inezia, dell’insignificante, del ripetitivo, dell’inutilmente complesso. Essere, in una parola, inannoiabile. Ho conosciuto, tra il 1984 e l’85, due uomini così. È la chiave della vita moderna. Se sei immune alla noia, non c’è letteralmente nulla che tu non possa fare.”

 

Canção em Modo Menor

16 giugno 2012

 

“Rendi forti i vecchi sogni
Perché questo nostro mondo non perda coraggio.”
A lume spento. Ezra Pound

 

 

 

c p

6 giugno 2012

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi-
questa morte che ci accompagna
dal mattino alla sera, insonne,
sorda, come un vecchio rimorso
o un vizio assurdo. I tuoi occhi
saranno una vana parola,
un grido taciuto, un silenzio.
Così li vedi ogni mattina
quando su te sola ti pieghi
nello specchio. O cara speranza,
quel giorno sapremo anche noi
che sei la vita e sei il nulla

Per tutti la morte ha uno sguardo.
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.
Sarà come smettere un vizio,
come vedere nello specchio
riemergere un viso morto,
come ascoltare un labbro chiuso.
Scenderemo nel gorgo muti.

Valse

6 giugno 2012

Fuga

6 giugno 2012

Forse la vera beatitudine sta nel sentirsi niente e nel non sentire più niente, ma io conosco solo la fuga, l’indifferenza…la paura che ti inaridisce e pian piano paralizza il cuore, il corpo e la mente.

Dire il silenzio

2 giugno 2012

Come fingere il silenzio
con le parole
e dirlo a te?

Sarebbe come disegnare
l’aria, modellare l’assenza,
colorare le pause del respiro
con i colori di un cieco.

“A che serve passare dei giorni se non si ricordano?”

“Non ci si uccide per amore di una donna. Ci si uccide perché un amore, qualsiasi amore, ci rivela nella nostra nudità, miseria, inermità, nulla.”

C.P.

Perché non ti rispondo?

Mi fa paura quello che provo,…mi fai paura tu…e sono stanco…stanco di tutto…sono all’altro mondo…non so di essere già lontano…sono qui…ma sono lontano, lontano, ma non so dove sono, dove vorrei essere, dove sono stato, né quando…tutto è inutile…non combatto…non mi difendo…più…vorrei solo distendermi sul nulla e chiudere gli occhi per sempre, per sempre…non so il perché, non lo so più, e non me lo chiedo neppure, da tempo tutto questo non ha più senso (queste stesse parole lo so, sono senza senso)…cosa possono essere i miei lamenti se non assurdità che ascolto io stesso muto com’è muto tutto quello che mi circonda…vorrei soltanto scomparire come per magia adesso in questo stesso momento è come se non fossi mai esistito, …adesso dovrei far qualcosa, dovrei mangiare forse…ho pronto qualcosa che ho solo provato a cucinare e adesso mi sembra come fingere di voler vivere se mangio, di voler qualcosa mangiandolo, ma ho solo voglia di chiudere tutto nel silenzio, chiudere questi occhi, questi pensieri questo corpo in un sonno perpetuo, perché sono stanco, stanco, stanco di tutto questo, che senso ha continuare a prendere in giro la vita? Perché svegliarsi la mattina e chiedersi ancora qualcosa? Perché trovare domande a cui non so rispondere? Perché? Ancora, ancora, ancora e ancora?

Prendi tempo, e lo perdi, rincorri le risposte a quella domanda, e sei smarrito, non sai quale sia quella giusta, tra una rincorsa e l’altra c’è il silenzio, l’immobilità, il vuoto, ti affanni a scrivere parole che leggerai in un secondo momento senza riconoscerti in esse, le tue risposte sono fuori tema, rispondi come chi parla ed è solo, chiuso nella sua cella, in attesa che sia eseguita la sentenza. Parli e le frasi si disfano nell’aria, come nuvole di fumo che si abbattono lentamente al suolo, senza far il minimo rumore. Attendi, e la speranza è lì muta come un’anziana vedova.

Non puoi capire, non puoi capire perché, perché non ti rispondo, non puoi, non puoi capire quanto mi faccia male. Quanto mi faccia male solo sapere che esisti di nuovo. Prima ti avevo dimenticata, prima era solo per me che mi affliggevo adesso che ti sei rifatta viva è tutto più profondo, incide più profondamente in me lo scavo, è terribile restar solo attraversare di nuovo il buio, con te, senza di te, perché tu sei inconsapevole, pensi di essere innocua, ma non lo sei, mi scava dentro il pensiero di te, mi svuota, mi succhia linfa di continuo e divento sempre più debole, vulnerabile.

Come si può spiegare il silenzio con le parole, come si può dire quello che vuole tacere, sprofondare nel cuore, dissolversi in sussulti leggerissimi fin quasi a rasentare l’immobilità, non posso, non posso.

labirinto

2 giugno 2012

Anche dentro il corpo la tenebra è profonda, e tuttavia il sangue arriva al cuore, il cervello è cieco e può vedere, è sordo e sente, non ha mani e afferra, l’uomo è chiaro, è il labirinto di se stesso.
(J.S.)