La risposta che non ti so dare…

2 giugno 2012

“A che serve passare dei giorni se non si ricordano?”

“Non ci si uccide per amore di una donna. Ci si uccide perché un amore, qualsiasi amore, ci rivela nella nostra nudità, miseria, inermità, nulla.”

C.P.

Perché non ti rispondo?

Mi fa paura quello che provo,…mi fai paura tu…e sono stanco…stanco di tutto…sono all’altro mondo…non so di essere già lontano…sono qui…ma sono lontano, lontano, ma non so dove sono, dove vorrei essere, dove sono stato, né quando…tutto è inutile…non combatto…non mi difendo…più…vorrei solo distendermi sul nulla e chiudere gli occhi per sempre, per sempre…non so il perché, non lo so più, e non me lo chiedo neppure, da tempo tutto questo non ha più senso (queste stesse parole lo so, sono senza senso)…cosa possono essere i miei lamenti se non assurdità che ascolto io stesso muto com’è muto tutto quello che mi circonda…vorrei soltanto scomparire come per magia adesso in questo stesso momento è come se non fossi mai esistito, …adesso dovrei far qualcosa, dovrei mangiare forse…ho pronto qualcosa che ho solo provato a cucinare e adesso mi sembra come fingere di voler vivere se mangio, di voler qualcosa mangiandolo, ma ho solo voglia di chiudere tutto nel silenzio, chiudere questi occhi, questi pensieri questo corpo in un sonno perpetuo, perché sono stanco, stanco, stanco di tutto questo, che senso ha continuare a prendere in giro la vita? Perché svegliarsi la mattina e chiedersi ancora qualcosa? Perché trovare domande a cui non so rispondere? Perché? Ancora, ancora, ancora e ancora?

Prendi tempo, e lo perdi, rincorri le risposte a quella domanda, e sei smarrito, non sai quale sia quella giusta, tra una rincorsa e l’altra c’è il silenzio, l’immobilità, il vuoto, ti affanni a scrivere parole che leggerai in un secondo momento senza riconoscerti in esse, le tue risposte sono fuori tema, rispondi come chi parla ed è solo, chiuso nella sua cella, in attesa che sia eseguita la sentenza. Parli e le frasi si disfano nell’aria, come nuvole di fumo che si abbattono lentamente al suolo, senza far il minimo rumore. Attendi, e la speranza è lì muta come un’anziana vedova.

Non puoi capire, non puoi capire perché, perché non ti rispondo, non puoi, non puoi capire quanto mi faccia male. Quanto mi faccia male solo sapere che esisti di nuovo. Prima ti avevo dimenticata, prima era solo per me che mi affliggevo adesso che ti sei rifatta viva è tutto più profondo, incide più profondamente in me lo scavo, è terribile restar solo attraversare di nuovo il buio, con te, senza di te, perché tu sei inconsapevole, pensi di essere innocua, ma non lo sei, mi scava dentro il pensiero di te, mi svuota, mi succhia linfa di continuo e divento sempre più debole, vulnerabile.

Come si può spiegare il silenzio con le parole, come si può dire quello che vuole tacere, sprofondare nel cuore, dissolversi in sussulti leggerissimi fin quasi a rasentare l’immobilità, non posso, non posso.

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