Virginia Woolf

« La grazia e la quiete regnavano, insieme modellando il profilo di una forma da cui la vita s’era staccata; una forma solitaria, come uno stagno di sera – remoto, visto dal finestrino di un treno così veloce, che lo stagno a mala pena è derubato della sua solitudine, anche se visto. La grazia e la quiete si davano la mano nella camera da letto; tra brocche velate e sedie avvolte in lenzuola, l’intrusione del vento e del soffice muso delle vischiose brezze marine – che sfregavano, sfiatavano, e ripetevano ancora e ancora le loro domande: “Vi toccherà scomparire?” Perire?” – non disturbava la pace, l’indifferenza, l’aria di assoluta integrità, come se alla domanda che facevano fosse a mala pena necessario rispondere: noi resteremo ».

Da ” Al faro “.

El pozo

31 ottobre 2012

Juan Carlos Onetti

 

” i fatti sono sempre vuoti, sono recipienti che prenderanno la forma del sentimento che li riempirà “.

 

( El Pozo – Juan Carlos Onetti )
 
 

Arvo Part – Fur Alina

28 ottobre 2012

Wo bin ich?

28 ottobre 2012

” Due compiti per iniziare la vita: restringere il tuo cerchio sempre più e controllare continuamente se tu stesso non ti trovi nascosto da qualche parte al di fuori del tuo cerchio. “

( Da Franz Kafka, Aforismi a Zürau, a cura di Roberto Calasso, Adelphi 2004)

 

00.33

Questo è il momento. Il buio avvolge piano ogni cosa, ogni suono è calmo e si propaga come un fiume lento, lontano. Non c’è bisogno di coprirsi, celarsi, si può essere tutto o nulla, quando scende la notte.

Dimentico di me, del mattino che seguirà, mi costruisco una tana e un tempo mio, soltanto mio, senza misura, senza scadenza. E il sogno è questa realtà di rifugio senza luce, senza presenze, dove anche l’io si diffonde nella notte, nell’oscurità, come un suono senza fine.

26 ottobre 2012

26 ottobre 2012

L’io – labirinto.

24 ottobre 2012

Avvolgersi e avvilupparsi su stessi, perdersi nei propri labirinti, percorrere sentieri che fanno lunghi giri, e vedere poco distante, corsi rettilinei, strade brevi e uomini che vi camminano come un respiro, distratti e sereni, comodi nei loro passi, sicuri come se avessero battuto quelle vie diritte tante e tante volte. Noi che cerchiamo quello che non ci appartiene, invece, siamo spesso smarriti, inciampiamo e perdiamo l’orientamento, confusi nel nostro stesso sguardo e nei nostri stessi pensieri, che non sono mai gli stessi, anche se noi sì, restiamo quel che siamo, nei nostri labirinti, sempre, dimenticandoci delle scorciatoie, delle direzioni che ci portano immediatamente fuor di noi stessi. Il labirinto e noi, una cosa sola. L’immagine e l’immaginante. A noi resta solo questa nostalgia di semplicità, di vie diritte.

 

Io non compro più speranza
ché gli è falsa mercancia
Io non compro più speranza
ché gli è falsa mercancia
a dar solo attendo via
quella poca che m’avanza
Io non compro più speranza
ché gli è falsa mercancia
ché gli è falsa mercancia…

Cara un tempo la comprai
or la vendo a buon mercato
Cara un tempo la comprai
or la vendo a buon mercato
ti consiglio ben che mai
non ne compri un sventurato
ma più presto nel suo stato
mi rimanga con costanza
mi rimanga con costanza…

loco anelito

22 ottobre 2012

Forse le aspettative, le aspirazioni degli altri che indirettamente ricadono anche su di te, ti riguardano in qualche modo o, inevitabilmente, per un qualsiasi caso della vita, ti incrociano e ti “costringono” a fermarti, a riflettere, sono più pressanti, urgenti perché mettono a nudo le tue, quelle che proprio la vita ha insabbiato, come fa lo struzzo quando nasconde il capo sotto la sabbia, o quelle abbandonate, lasciate per la strada, fino al punto in cui ci siamo fermati e abbiamo deciso di non proseguire più, perché lungo il cammino, arriva il momento in cui dimentichiamo dove volevamo andare e da dove siamo partiti. Forse, per riprendere il cammino, talvolta bisogna chiedere ad un qualsiasi viandante “Dove stai andando?” e provare a percorrere per un po’ la strada con lui per ritrovare la propria.

18 ottobre 2012

“Cosa augurarti? A dire il vero, dovrei augurarti te stessa, perché tu sei il regalo più prezioso, più raro a cui possa pensare.” (David Grossman – Che tu sia per me coltello)

 

 

Sonnet 150

17 ottobre 2012

William Shakespeare – Sonnet 150

O, from what power hast thou this powerful might

With insufficiency my heart to sway?

To make me give the lie to my true sight,

And swear that brightness doth not grace the day?

Whence hast thou this becoming of things ill,

That in the very refuse of thy deeds

There is such strength and warrantize of skill

That, in my mind, thy worst all best exceeds?

Who taught thee how to make me love thee more

The more I hear and see just cause of hate?

O, though I love what others do abhor,

With others thou shouldst not abhor my state:

If thy unworthiness raised love in me,

More worthy I to be beloved of thee.

 

 

Oh, da quale potenza ricevi questo tuo forte potere

Di dominare il mio cuore con  la tua manchevolezza,

Di farmi dar di bugiarda alla mia vista veritiera

E giurare che la chiara luce non aggrazia il giorno?

Di dove trai questo tuo render belle le cose brutte,

Cosicché perfino negli scarti dei tuoi atti

C’è la forza e prova di bravura

Che nella mia mente il tuo peggio supera ogni meglio?

Chi t’insegnò a far sì che tanto più io ti ami

Quanto più sento e vedo giusti motivi per odiarti?

Oh, anche se io amo ciò che aborrono gli altri,

Tu non dovresti, con gli altri, aborrire la mia condizione.

Se la tua indegnità risvegliò in me amore,

Tanto più degno io sono di essere amato da te.

 

(traduzione di Alessandro Serpieri)

 

 

 

 

17 ottobre 2012

«Nessuna lista di cose da fare. Ogni giornata sufficiente a se stessa. Ogni ora. Non c’è dopo. Il dopo è già qui. Tutte le cose piene di grazia e di bellezza che ci portiamo nel cuore hanno un’origine comune nel dolore. Nascono dal cordoglio e dalle ceneri. Ecco, sussurrò al bambino addormentato. Io ho te».

Cormac McCarthy, “La strada”

Sto imparando a non arretrare col pensiero sui momenti, a non soffermarmi sulle parole o distendermi abbandonato, come su uno strato di foglie umide, su ipotetici desideri o facili sogni. Scivola tutto; disincanto e disinvoltura o superficialità: non è leggerezza, ma il tentativo di dimenticare una pesantezza nel fondo dell’anima. Si susseguono gli attimi distratti, senza che la mente li fermi e li riannodi di nuovo in una sequenza circolare o concentrica; le immagini, i suoni, non si avvitano più su se stessi, si dissolvono, apparentemente, senza lasciar traccia di sé.

Un cœur en hiver

17 ottobre 2012

F. W. N.

A dir la verità si finisce per rimanere soli. La società vive di menzogna condivisa nel silenzio che maschera ciò che si pensa realmente.

…I love thee not…

15 ottobre 2012

” But, love, hate on, for know thy mind:
Those that can see thou lov’st, and I am blind. “

(William Shakespeare, Sonnet 149)

La mente punta frecce su assenti bersagli; i sentimenti, occhi chiusi sul vuoto, a cercare immagini cancellate. Mi hanno dimenticato i pensieri. I desideri non coronano più il capo, i mattini non si aprono più alla meraviglia come bocche fiorite. I cinici silenzi restano impigliati ai giorni come libellule nell’impeto delle proprie ali.