Trascorrere di un Io.

17 dicembre 2012

Tutto ormai tras-corre, le immagini, i visi, le parole, le azioni, tutto scivola attraverso me come se non mi appartenesse nonostante le paure, i sorrisi, le delusioni, le attese, le domande, i silenzi, gli sguardi, le risposte. Oggi un fiume questa giornata, un fiume di parole, di corsa fino a questo momento in cui si ricompone un puzzle. Forse ho smarrito dei pezzi del quadro d’insieme. Resta la stanchezza, la sensazione di qualcosa di incompiuto, di indecisioni, di dubbi, di giudizi imprecisi, di errate conclusioni che ormai la stanchezza rende impalpabili come la nebbia che inghiottiva la strada percorsa al ritorno. Adesso sembra che il corpo voglia dimenticare tutto, chiudersi nel suo bozzolo calmo, caldo come gomitolo di lana al centro del quale il cuore è quieto come un bambino. Dimenticare quest’oggi, dimenticare che il mondo ricomincia domani a rullare, a investirti inconsapevole a volte nel turbinio degli eventi a quali spesso possiamo solo assistere o esserne trasportati. Sembra quasi che in questa incoscienza l’unica certezza sia l’imminenza di qualcosa di cui non conosciamo la natura nonostante il nostro sforzo umano e fragile di ipotizzare, prevedere, desiderare, temere…questo qualcosa. Nonostante tutto, alla fine riusciamo a distinguere quasi nettamente solo ciò che siamo o tutt’al più ciò che siamo stati.

Wisława Szymborska

 

 

In sogno

dipingo come Vermeer.

 

Parlo correntemente il greco

e non soltanto con i vivi.

 

Guido l’automobile,

che mi obbedisce.

 

Ho talento,

scrivo grandi poemi.

 

Odo voci

non peggio di autorevoli santi.

 

Sareste sbalorditi

dal mio virtuosismo al pianoforte.

 

Volo come si deve,

ossia da sola.

 

Cadendo da un tetto

so cadere dolcemente sul verde.

 

Non ho difficoltà

a respirare sott’acqua.

 

Non mi lamento:

sono riuscita a trovare l’Atlantide.

 

Mi rallegro di sapermi sempre svegliare

prima di morire.

 

Non appena scoppia una guerra

mi giro sul fianco preferito.

 

Sono, ma non devo

esserlo, una figlia del secolo.

 

Qualche anno fa

ho visto due soli.

 

E l’altro ieri un pinguino.

Con la massima chiarezza.

 

 

 

w. s.

13 dicembre 2012

AUTOTOMIA

Alla memoria di Halina Poświatowska

In caso di pericolo, l’oloturia si divide in due:

dà sé in pasto al mondo,

e con l’altro fugge.

 

Si scinde d’un colpo in rovina e salvezza,

in ammenda e premio, in ciò che è stato e ciò

che sarà.

 

Nel mezzo del suo corpo si apre un abisso

Con due sponde subito estranee.

 

Su una la morte, sull’altra la vita.

Qui la disperazione, là la fiducia.

 

Se esiste una bilancia, ha piatti immobili.

Se c’è una giustizia, eccola.

 

Morire quanto necessario, senza eccedere.

Ricrescere quanto occorre da ciò che si è salvato.

 

Già, anche noi sappiamo dividerci in due.

Ma solo in corpo e sussurro interrotto.

In corpo e poesia.

 

Da un lato la gola, il riso dall’altro,

un riso leggero, di già soffocato.

 

Qui il cuore pesante, là non omnis moriar,

tre piccole parole, soltanto, tre piume d’un volo.

 

L’abisso non ci divide.

L’abisso circonda.

 

 Wisława Szymborska

13 dicembre 2012

diserto

13 dicembre 2012

Disertare tributi necessari,
star solo, in disparte,
a guardare la neve annunciata,
assente.

Sui pali elettrificati,
pallide di vapore acqueo,
discendono nuvole,
disegnando le mie ombre
assiderate.

Accendo luci basse

sulle mie parole,
non dette,
sulle dita fredde
sulle stelle nette.

FN.tv – Video: Paolo Soleri.

the soul is not love

9 dicembre 2012

 

 

“… pur essendo l’amore essenziale per l’anima, …e pur essendo l’anima il tramite per il quale riceviamo amore, l’anima non è l’amore. …solo ciò che è stato correttamente separato può essere adeguatamente congiunto.”

 

( “Anima” di James Hillman )

 

“…non appena la luce dell’alba illuminò la collina, vidi una scia di condensazione attraversare, … il riquadro del cielo delimitato dalla mia finestra. All’epoca interpretai come un buon auspicio quella traccia bianca, adesso invece, guardando all’indietro, temo sia stata la prima scalfittura che da allora attraversa la mia vita. L’apparecchio in volo all’apice della sua traiettoria era altrettanto invisibile quanto i passeggeri nel suo ventre. L’invisibilità e l’inafferrabilità di ciò che ci fa muovere, questo è rimasto un enigma, alla fin fine insondabile, anche per Thomas Browne che considerava il nostro mondo solo come l’ombra di un altro. “
(W.G.Sebald – Gli anelli di Saturno)

una domanda

9 dicembre 2012

L’acredine e la rabbia

travestite d’ironia.

 

Su un manto di neve

la solitudine si staglia

come su uno sfondo

 

abbandonato.

 

 

Riecheggia in lontananza,

una sola domanda.

E. E. C.

9 dicembre 2012

Edward Estlin Cummings

il tuo ritorno sarà il mio ritorno

i me stesso ti seguono, io solo resto;

un’effige d’ombra o che pare

(un quasi qualcuno ch’è sempre nessuno),

un nessuno, che, fino al loro e tuo ritorno,

passa perenne la sua solitudine

a sognare i loro sguardi aprirsi al tuo mattino

a sentire le stelle levarsi nei tuoi cieli:

quindi, nel nome misericordioso dell’amore,

non tardare più di quanto io privo di me

sopporti l’assenza dell’attimo in cui un altro

stringa fra le braccia la mia stessa vita che è tua

-quando paure, speranze, credi, dubbi, spariranno.

Ovunque e della gioia perfetta integrità siamo.

Canção em Modo Menor

9 dicembre 2012

lieve

9 dicembre 2012

vagando-ti

9 dicembre 2012

Una domanda: di chi sono le idee? Sembra quasi che certe idee esistano sono nella nostra mente solo perché esistono nella mente degli altri. Come un virus, si moltiplicano nelle menti, sì diffondono passando dalla bocca alla mente e dalla mente alla bocca, dalle bocche degli altri alle menti e così via. Le idee sono morte quando restano in una sola mente, ma allora, possiamo dire di avere delle nostre idee?

In questo periodo, ho voglia di restarmene da parte, mi disturba l’idea dei doveri legati alle dinamiche di gruppi, di qualsiasi tipo. Mi sento libero solo quando la mia mente è libera da condizionamenti sociali di qualsiasi tipo, è come se la mente non avendo una strada da percorrere, possa percorrerle liberamente tutte o alcune, senza inciampo, magari, talvolta,  arrestandosi e sentirsi per po’ smarrita nel dedalo della propria estrema libertà, ma inebriata da un senso di leggerezza mai assaporato prima.

Mi sono sentito subito i lacci ai piedi quando mi è apparsa di fronte, possibile, l’eventualità di incontrarla. Ho provato un senso di angoscia, ho avuto paura. Una stretta forte al cuore. Per un attimo la distensione si è raggomitolata su se stessa, non distinguevo più i volti, le parole delle persone che mi circondavano sono sfumate in un indistinto groviglio di suoni, echi come in lontananza, mentre immaginavo lo smarrimento, la paura, la confusione, il buio invadere la mente. Per alcuni secondi, una tempesta si è abbattuta su di me senza che io potessi mettermene al riparo.

Ultimamente so scappare, sono abbastanza lucido per sfuggire a determinate illusioni, forse perché troppo disilluso. Non mi lascio possedere da stati d’animo troppo a lungo, preferisco che la mente vaghi così, senza una meta. Lascio che sia, e quando mi accorgo che il tempo così passa inutilmente mi convinco che sarebbe lo stesso, me lo ripeto sempre, che la stessa cosa accadrebbe anche meditando progetti, attuando determinate scelte, cedendo ad aspirazioni che un tempo non avrei definito romantiche, sulle quali mi sarei immerso anima e corpo.

inverno – faber

8 dicembre 2012

ritornerai…

4 dicembre 2012

memento mulieris

3 dicembre 2012

Lorenzo Lippi, Allegoria della simulazione

Lorenzo Lippi, Allegoria della simulazione

 

La minaccia di una donna arriva sempre troppo in ritardo rispetto alla tua capacità di reazione e quando la traveste d’ironia quest’ultima è ridotta a nulla, allora è la fine. Le donne sanno usare meglio degli uomini il sorriso e spesso esso è sempre un’arma a doppio taglio; sanno sempre quand’è il momento di rigirare la lama dal giusto verso per ferirti o accarezzarti.