w. s.

13 dicembre 2012

AUTOTOMIA

Alla memoria di Halina Poświatowska

In caso di pericolo, l’oloturia si divide in due:

dà sé in pasto al mondo,

e con l’altro fugge.

 

Si scinde d’un colpo in rovina e salvezza,

in ammenda e premio, in ciò che è stato e ciò

che sarà.

 

Nel mezzo del suo corpo si apre un abisso

Con due sponde subito estranee.

 

Su una la morte, sull’altra la vita.

Qui la disperazione, là la fiducia.

 

Se esiste una bilancia, ha piatti immobili.

Se c’è una giustizia, eccola.

 

Morire quanto necessario, senza eccedere.

Ricrescere quanto occorre da ciò che si è salvato.

 

Già, anche noi sappiamo dividerci in due.

Ma solo in corpo e sussurro interrotto.

In corpo e poesia.

 

Da un lato la gola, il riso dall’altro,

un riso leggero, di già soffocato.

 

Qui il cuore pesante, là non omnis moriar,

tre piccole parole, soltanto, tre piume d’un volo.

 

L’abisso non ci divide.

L’abisso circonda.

 

 Wisława Szymborska

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