Trascorrere di un Io.

17 dicembre 2012

Tutto ormai tras-corre, le immagini, i visi, le parole, le azioni, tutto scivola attraverso me come se non mi appartenesse nonostante le paure, i sorrisi, le delusioni, le attese, le domande, i silenzi, gli sguardi, le risposte. Oggi un fiume questa giornata, un fiume di parole, di corsa fino a questo momento in cui si ricompone un puzzle. Forse ho smarrito dei pezzi del quadro d’insieme. Resta la stanchezza, la sensazione di qualcosa di incompiuto, di indecisioni, di dubbi, di giudizi imprecisi, di errate conclusioni che ormai la stanchezza rende impalpabili come la nebbia che inghiottiva la strada percorsa al ritorno. Adesso sembra che il corpo voglia dimenticare tutto, chiudersi nel suo bozzolo calmo, caldo come gomitolo di lana al centro del quale il cuore è quieto come un bambino. Dimenticare quest’oggi, dimenticare che il mondo ricomincia domani a rullare, a investirti inconsapevole a volte nel turbinio degli eventi a quali spesso possiamo solo assistere o esserne trasportati. Sembra quasi che in questa incoscienza l’unica certezza sia l’imminenza di qualcosa di cui non conosciamo la natura nonostante il nostro sforzo umano e fragile di ipotizzare, prevedere, desiderare, temere…questo qualcosa. Nonostante tutto, alla fine riusciamo a distinguere quasi nettamente solo ciò che siamo o tutt’al più ciò che siamo stati.

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