23 gennaio 2013

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“Io volevo esser solo in un modo affatto insolito, nuovo. Tutt’al contrario di quel che pensate voi: cioè senza me e appunto con un estraneo attorno.
Vi sembra già questo un primo segno di pazzia?
Forse perché non riflettete bene.
Poteva già essere in me la pazzia, non nego; ma vi prego di credere che l’unico modo d’esser soli veramente è questo che vi dico io.
La solitudine non è mai con voi; è sempre senza di voi, e soltanto possibile con un estraneo attorno: luogo o persona che sia, che del tutto voi ignorate, così che la vostra volontà e il vostro sentimento restino sospesi e smarriti in un’incertezza angosciosa e, cessando ogni affermazione di voi, cessi l’intimità stessa della vostra coscienza. La vera solitudine è in un luogo che vive per sé e che per voi non ha traccia né voce, e dove dunque l’estraneo siete voi.
Così volevo io esser solo. Senza me. Voglio dire senza quel me ch’io già conoscevo, o che credevo di conoscere. Solo con un certo estraneo, che già sentivo oscuramente di non poter più levarmi di torno e ch’ero io stesso: l’estraneo inseparabile da me.”

( UNO, NESSUNO E CENTOMILA – LUIGI PIRANDELLO )

 

 

Senza titolo

21 gennaio 2013

I rimpianti si accalcano

allo sciupìo dei minuti

si sovrappongono alle ore

si accumulano le cose, come la notte;

i nervi stretti, la gola di pietra,

la tenebra accovacciata sulla schiena

fra le spalle serrate a stringere questa vita.


Durer_Melancolia

 

 

SPLEEN

 

 

Quand le ciel bas et lourd pèse comme un couvercle
Sur l’esprit gémissant en proie aux longs ennuis,
Et que de l’horizon embrassant tout le cercle
Il nous verse un jour noir plus triste que les nuits;

 

Quand la terre est change en un cachot humide,
Où l’Espérance, comme une chauve-souris,
S’en va battant les murs de son aile timide
Et se cognant la tête à des plafonds pourris;

 

Quand la pluie étalant ses immenses trainees,
D’une vaste prison imite le barreaux,
Et qu’un peuple muet d’infâmes araignées
Vient tender ses filets au fond de nos cerveaux,

 

Des cloches tout à coup sautent avec furie
Et lancent vers le ciel un affreuz hurlement,
Ainsi que des esprits errants et sans patrie
Qui se mettent à geindre opiniâtrement.

 

– Et de longs corbillards, sans tambours ni musique,
Défilent lentement dans mon âme; l’Espoir,
Vaincu, pleure, et l’Angoisse atroce, despotique,
Sur mon crane incline plante son drapeau noir.

 

 

LA FIN DE LA JOURNÉE

 

 

Sus une lumière blafarde
Court, danse et se lord sans raison
La Vie, impudente et criarde.
Aussi, sitôt qu’à l’horizon

 

La nuit voluptueuse monte,
Apaisant tout, même la faim,
Effaçant tout, meme la honte,
Le Poète se dit: “Enfin!

 

“Mon esprit, comme mes vertèbres,
Invoque ardemment le repos;
Le cœur plein de songes funèbres,

“Je vais me coucher sur le dos
Et me rouler dans vos rideaux,
Ô rafraîchissantes ténèbres!”.

 

 

baudelaire-1855

Dubbi…

14 gennaio 2013

Avere dei dubbi, è umano. Scioglierli è disumano, se questo poi ti porta a soffrire e al disincanto. Basterebbe possedere il demone di Socrate e Platone per innalzarsi nel cielo della sapienza e della verità. Ma Socrate e Platone erano divini. Io no, io resto quel che sono, solo un degno discepolo del sogno e del disincanto.