Il battello sobrio.

28 febbraio 2013

Non ho nulla da perdere. Nonostante tutto quello che mi sta accadendo in questi giorni, la mia mente è salda. Quello che qualcuno vede sono solo le livree dell’entusiasmo, della gioia, ma tante cose ancora non mi sono chiare, e nulla può cancellare la profondità del mio essere, neanche una donna, la sua bellezza, il suo trasporto.

Né le tragedie di una vita, né l’illusione di un amore, l’inganno che si cela dietro delle parole, dei gesti potranno mutare ogni mio singolo tratto. Forse la mia insicurezza non è solo questo, al fondo c’è un insopprimibile bisogno di integrità, di libertà, il desiderio di essere a tutti costi se stessi, contro le transitorie lusinghe e gli scacchi della vita.

Questa è una giornata nella quale mi pesa, come un ingresso in carcere, la monotonia di tutto. Ma la monotonia di tutto non è altro che la monotonia di me stesso. Ciascun volto, anche lo stesso che abbiamo visto ieri, oggi è un altro, perché oggi non è ieri. Ogni giorno è il giorno che è, e non ce n’è mai stato un altro uguale al mondo. L’identità è solo nella nostra anima ( l’identità sentita con se stessa, anche se falsa), attraverso la quale tutto si somiglia e si semplifica. Il mondo è cose staccate e spigoli distinti; ma se siamo miopi, esso è una nebbia insufficiente e continua.

L’amore codardo che tutti noi proviamo per la libertà (libertà che, se la conoscessimo, troveremmo strana perché nuova, e la rifiuteremmo) è il vero indizio del peso della nostra schiavitù. Io stesso, che ho appena detto che desidererei una capanna o una grotta per essere libero dalla noia di tutto, che poi è la noia che provo per me, oserei forse andare in quella campagna o in quella grotta consapevole che, dato che la noia mi appartiene, essa sarebbe sempre presente? Io stesso, che soffoco dove sono e perché sono, dove mai respirerei meglio se la malattia è nei miei polmoni e non nelle cose che mi circondano?

Quello che ci circonda diventa parte di noi stessi, si infiltra in noi nella sensazione della carne e della vita e, quale bava del grande Ragno, ci unisce in modo sottile a ciò che è prossimo, imprigionandoci in un letto lieve di morte lenta dove dondoliamo al vento. Tutto è noi e noi siamo tutto; ma a che serve questo, se tutto è niente? Un raggio di sole, una nuvola il cui passaggio è rivelato da un’improvvisa ombra, una brezza che si leva, il silenzio che segue quando essa cessa, qualche volto, qualche voce, il riso casuale fra le voci che parlano: e poi la notte nella quale emergono senza senso i geroglifici infranti delle stelle.

Da  “ Il libro dell’inquietudine di Bernardo Soares “

Fernando Pessoa

Kafkismi

12 febbraio 2013

Gefangener, Paul Klee

« Non è necessario che tu esca di casa. Rimani al tuo tavolo e ascolta. Non ascoltare neppure, aspetta soltanto. Non aspettare neppure, resta in perfetto silenzio e solitudine. Il mondo ti si offrirà per essere smascherato, non ne può fare a meno, estasiato si torcerà davanti a te ».