In te

20 maggio 2013

(To E.)

Un corpo silenzioso, le tue parole,

un canto di sillabe calme, di pace

in attesa paziente

che piccoli tocchi di dita

raccontino miti, tracce di dialoghi

smarriti, segreti minuti e fragili

tra accenni di fuochi e moti

d’occhi, fiaccole accese

lungo sere piovose.

 

Gli addii

19 maggio 2013

Umberto Boccioni - Stati d'animo (seconda serie) - Gli addii

Umberto Boccioni – Stati d’animo (seconda serie) – Gli addii

Ho smesso di leggere da quando siamo in due a scrivere senza parole delle storie che ripasso ogni sera, quando torno a casa, e penso che siamo due pessimi scrittori a lasciar sospesi i finali.

Ma è che noi non sappiamo scrivere mai l’ultima parola, quell’ addio

seguito da un punto.

 

moneta

15 maggio 2013

Nessuna ricchezza. Eccetto quest’unica moneta, sempre in tasca, con due facce: sull’una la forza, sull’altra la fragilità. Non c’è ladro che la possa rubare.

we’re absolute beginners

Dicono che l’infinito

sia dove due rette si incontrino.

Non ti chiesi chi fossi,

non ti chiesi cosa facessi,

non ti chiesi,

non ti cercai

né ti desiderai

e quando ti ho avuta, non ti ho voluta,

non sapevo di volerti.

Mi hai detto chi eri,

cosa facevi,

hai chiesto me,

hai voluto me.

Allora l’ho saputo,

da allora ho voluto,

solo ed unicamente questo:

TE.

Domani resterò di nuovo

ad aspettarti.

Inutilmente.

dormire insieme

13 maggio 2013

Fare l’amore con una donna e dormire con una donna sono due passioni non solo diverse,ma quasi opposte. L’amore non si manifesta col desiderio di fare l’amore (desiderio che si applica a una quantità infinita di donne) ma col desiderio di dormire insieme (desiderio che si applica a un unica donna).

Milan Kundera – L’ insostenibile leggerezza dell’ essere

heroes

12 maggio 2013

Though nothing, will keep us together…

12 maggio 2013

11 maggio 2013

Perché l’unica persona al mondo che vorresti sentire, non si fa sentire, mentre tutte il resto del mondo sì?

11 maggio 2013

pagliaccio

11 maggio 2013

Pensami

11 maggio 2013

(” Ti ho pensato. Credimi.” mi hai scritto.)

Pensami

e dopo averlo fatto

dimmi: mi vedi?

No?

Pensami

e dopo averlo fatto

dimmi: desideri di stringermi?

Sì?

E allora pensami

dunque ancora

e se allora lo desideri

stringimi.

Mi stringi a te?

Riesci a sentirmi adesso?

No?

Pensami

di nuovo e dimmi:

cosa provi adesso?

Niente?

Pensami

e dimmi se vorresti

che non fosse mai successo.

No?

Pensami

e, se mi pensi, dimmi:

se vorresti seguirmi?

No?

Pensami

e dimmi:

l’unica cosa che desideri

è che io sia lì con te?

No?

Mi hai pensato?

Hai pensato a tutte cose?

Qualcosa è accaduto

oltre il pensiero?

Se nulla è accaduto

pensa a questo:

il pensiero è un ponte sul nulla

se non segue l’agire,

e il desiderio

è una strada senza uscita.

Quando ti pensavo

volevo vederti

e non vedevo te.

Quando ti pensavo

volevo stringerti

e non stringevo te.

Quando ti pensavo

non sentivo

che le mie braccia

vuote.

Quando ti pensavo

senza te

nulla ho provato.

Quando ti pensavo

avrei voluto

non fosse mai successo.

Quando ti pensavo

avrei voluto seguirti

ovunque

senza sapere dove fossi.

Ma dove sarei andato?

Quando ti pensavo

avrei voluto essere lì

con te.

Ma nulla di questo

è accaduto.

Il tempo è trascorso

inutilmente

pensandoti.

Tu inutilmente hai pensato

a me. Senza muovere un dito.

Dimmi: vuoi ancora pensare a me

inutilmente?

Sì?

Puoi farlo senza soffrire?

Sì?

Io no, non più.

Addio.

PPP

10 maggio 2013

” Non è di maggio questa impura aria… “

(P. P. P.)

Quel miracolo…

10 maggio 2013

Cosa rimane di quella notte: il mio essere incapace di dire una sola parola di fronte al miracolo che mi stava succedendo, il tuo volere proprio me, volere che ci fossi, che fossi con te in quel momento, io continuavo a non crederci che mi stesse capitando una cosa del genere, confuso dalla tua bellezza, dalla tua volontà, incredulo…ma quello che adesso posso solo sognare, quello che adesso non riuscirò più a dimenticare è assolutamente questo: io sveglio che ti guardo dormire accanto a me, ancora e continuamente incredulo di fronte a quel miracolo sceso da chissà dove, quel miracolo che eri tu.

E quando la stanza è al semibuio in un silenzio teso, assoluto, impressionante… ghinnn! Un gatto, non importa non è mica un giallo! E quando in un pomeriggio caldo… pomeriggio? Mah, non importa… e quando sei lì sopra di lei, fermo, rilassato; anche lei ferma, non si sa se rilassata. Riassumiamo: io avevo avuto l’orgasmo… ghinnn! Niente a che vedere con quelli che mi organizzo da solo, eh! Ma un discreto orgasmo per essere in due. E quando sei li sopra di lei con lo sgardo intelligente dell’uomo soddisfatto… pensi: avrei voglia di fumare, non puoi, perché c’è questo senso bello dei due corpi l’uno sopra all’altro, e senti il tuo poggiare dolcemente con tutti i muscoli rilassati: 65 chili! E pensi: le peserò troppo? È qui ti rovesci sul fianco esattamente un minuto dopo, soltanto un minuto, dopo l’uomo normale e tenti anche una carezza… ghinnn! Per indagare. Già, se lei fosse stata bene, in un certo senso… Riassumiamo: io ho avuto l’orgasmo, lei… non si sa. Del resto non si sa mai! Maledizione. Un complotto. Un uomo va con una donna una volta, due volte, dieci volte e non sa mai se lei… Difficile anche da chiedere, eh! Generalmente la domanda è: sei stata bene?… Più piano, con dolcezza, eh (sottovoce): sei stata bene? E di là: sì certo… Certo cosa? Come mi fa incazzare la gente che non vuol capire. Mi spiego meglio, scusa, no, voglio dire, per l’uomo è chiaro no? Cioè, si vede, quando arriva al massimo, come dire è evidente, c’è la prova! Sì, ma lei… voglio dire, le donne, come funzionano? Maledizione, non c’è la prova! È per questo che si sta qui nudi come un cretini a domandarci com’è andata: e allora viene fuori la naturalezza, la tecnica, e il gesto stonato, e il non tener conto dell’altro e ti-tic e ti-tic e ti-tic… e i tempi diversi, e la sintonia e la pienezza, e Wilhelm Reich e ti-tic e ti-tic… e l’abbandono e il perdersi… “E io mi perdo e tu non ti perdi”… e ti-tic e ti-tic… Un lavoro di coscienza, di precisione, è la partita doppia degli orgasmi! Intanto la luce filtra appena dalla finestra, una luce bianca, silenziosa, bellissima… non importa, non siamo mica qui per fare delle fotografie, dài! E ti-tic e ti-tic e ti-tic… La rivincita?! No, per carità, non potrei… già, e perché prima potevo?… che mistero. Lei potrebbe ancora, potrebbe sempre… anche quella lì è bella eh?! Silenzio, silenzio di tomba, non può durare questo silenzio. Si sente un gorgoglìo: blo-blo-blo-blob, ah non è niente, una pancia, blo-blo-blo-blob, sono liquidi che si muovono, si spostano, normalissimo, non mi fanno paura le cose scientifiche, blo-blo-blo-blob. Però una pancia che brontola è sempre un po’ fastidiosa, eh: non si sa mai se è la sua o la mia. Bisognerebbe amarla una pancia, voglio dire… dentro, invece di restare sempre in superficie. Bisognerebbe amare tutto di una persona, il fegato, lo stomaco, la coratella! Bisognerebbe esporle le cose, farle vedere. Guarda le stelle marine, sempre con lo stomaco di fuori. Poi mica discorsi eh! Mai viste far teorie sull’amore, le stelle marine. Bisognerebbe parlare di meno e andare in giro con tutto di fuori. Oddio, Non so se lei mi piacerebbe col fegato in mano. Mancanza di abitudine, bisognerebbe studiare un po’ d’anatomia, si fa per dire, invece di fare l’amore così a cazzo! L’ho sempre detto: se vuoi sciupare l’amicizia con una persona… facci all’amore. E dopo? Ci vuole troppa comprensione per trasformare in dolcezza una cosa venuta male. Ti rimetti la camicia, lentamente, ti allacci una scarpa e questa operazione ti sembra che duri tutto il pomeriggio. Pomeriggio? Non importa… ti-tic ti-tic ti-tic ti-tic…

8 maggio 2013

Risalire dal buio della mente…assaporare l’acqua dopo mesi di deserto…

 

Non ci sono parole, a volte, che possano trattenere in sé la vita, come se questa fosse un treno che scorre sopra dei binari, fissi, ancorati alla terra, le parole. Ciò che esse non possono afferrare – il puro movimento – è l’essenza della vita. Un gesto, un accadimento, solo nel pensiero è decantato, reagisce poi nella rievocazione, nella memoria; ma diviene altro, poiché il pensiero rimodula tutto secondo i propri schemi e l’inafferrabile dell’esistenza nel suo accadere appare allora fantasma, transeunte, passante, movenza senza traccia. Eppure, la sentiamo questa vita, la assaporiamo in quei rari momenti in cui essa prova a noi stessi l’esistenza dello stupore nuovo e imprevisto della semplicità. Questi rari momenti ci dicono che la semplicità di un gesto non ha parole, ma è unico proprio perché non si può né ridire né ripensare. La vita sarà altro gesto, altra presenza, altra evento, movimento continuo inenarrabile.

 

al risveglio

7 maggio 2013

Ritorna talvolta, come ieri sera, nei sogni, il sogno che oggi è solo incubo, vacuità assoluta. Il risveglio è a bocca chiusa, serrata, aride le labbra, prosciugate di parole e fame e sete e l’insonnia è anche nel sonno, il riposo dell’anima è inaccessibile come un eden sorvegliato da un angelo armato di spada fiammeggiante. Le porte di questo luogo mi sono sconosciute eppure come un luce d’ombra ti sembra di vederlo, quel giardino, in lontananza. Ma la distanza è incommensurabile, impossibile da colmare dall’oscurità in cui il corpo spento giace nella fame, nella sete, senza alcuna forza, legato ad una corda che ti tiene ancorato al breve spazio dell’annientamento.

Ti accorgi di non volere più nulla quando c’è un prezzo troppo alto da pagare nel momento in cui, quello ti è stato dato, ti viene tolto, anche se sapevi già prima che poteva esserti tolto da un momento all’altro. Lo sapevi soltanto.

Quando ciò accade realmente è diverso, terribile: è la lucidità del male che ti investe, ti spezza l’anima, fino a sentirne lo scempio inevitabile, fino a perderla del tutto. E l’orrido stupore di una pena infinita, squarcia lo sguardo e la vita mostrando al posto di essa solo un precipizio in cui si precipita lentamente, senza mai vederne la fine ossia l’estinguersi, in un sol colpo, del soffrire.

Si prolunga, all’infinito, l’attesa dell’insensibilità assoluta, si estende ancora, ancora, ancora fino al termine del mondo che si è dissolto in questa assurda, onnipervasiva e assoluta oscurità che è il dolore.

Il momento della perdita, della mancanza è la forma di dolore più straziante e avvilente, e il tempo sembra amplificarne l’intensità sino a sfiorare la follia, a desiderare di poter vendere l’anima al diavolo per ritornare indietro, a vanificare tutto ciò che si è e si è stati, a dissolversi…

una notte

5 maggio 2013

Mi basterebbe una notte, una notte soltanto, nella quale distendermi e addormentarmi perché sia presto domani, un domani dove l’incubo sia scomparso. Non farlo soltanto per fuggire la nausea tremenda del giorno, l’ansia dell’attesa del nulla, la disperazione di una via senza uscita.