Quando il prezzo è troppo alto.

5 maggio 2013

Ti accorgi di non volere più nulla quando c’è un prezzo troppo alto da pagare nel momento in cui, quello ti è stato dato, ti viene tolto, anche se sapevi già prima che poteva esserti tolto da un momento all’altro. Lo sapevi soltanto.

Quando ciò accade realmente è diverso, terribile: è la lucidità del male che ti investe, ti spezza l’anima, fino a sentirne lo scempio inevitabile, fino a perderla del tutto. E l’orrido stupore di una pena infinita, squarcia lo sguardo e la vita mostrando al posto di essa solo un precipizio in cui si precipita lentamente, senza mai vederne la fine ossia l’estinguersi, in un sol colpo, del soffrire.

Si prolunga, all’infinito, l’attesa dell’insensibilità assoluta, si estende ancora, ancora, ancora fino al termine del mondo che si è dissolto in questa assurda, onnipervasiva e assoluta oscurità che è il dolore.

Il momento della perdita, della mancanza è la forma di dolore più straziante e avvilente, e il tempo sembra amplificarne l’intensità sino a sfiorare la follia, a desiderare di poter vendere l’anima al diavolo per ritornare indietro, a vanificare tutto ciò che si è e si è stati, a dissolversi…

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