Come sei veramente…

3 giugno 2013

https://www.youtube.com/watch?v=qKMZ2H_a0z8

Quel che non si conosce, quel limite tra dubbio e certezza, il confine che separa il possibile dalla realtà, ci spinge a ritornare dove il cuore del viandante non smette di desiderare, di sperare e cos’è la speranza se non il concepimento di un sogno, di una possibile equidistanza tra realtà e menzogna. Tutto riconduce mente e corpo alle foci di un fiume dalla foce invisibile, inesplorata. Ci si sente fluttuare come una lucciola intermittente nella notte il cui silenzio è solo un pensiero, il pensiero del silenzio, l’immagine di qualcosa di inconcepibile come la dimenticanza del proprio vagabondare, l’altalenante anelito a ciò che si è perduto, ma non del tutto, ciò che accenna sempre in lontananza un ritorno improbabile. Inseguire questo fantasma è la nostra condanna, il nostro cruccio o la nostra infinita anima inappagata, vigile, incostante e inquieta, il respiro che rende possibile l’impronta sul vetro, l’aria tersa di un mattino cancellerà. E basta una sola folata di vento a far ricomparire la traccia, l’interiore traccia del nostro vivere misterioso, dell’alito inestinguibile della nostra vita segreta e infinitamente inconsapevole, sconosciuta per sempre a chi scorre, transita accanto ad essa senza sapere.

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