Il Grande Silenzio

23 agosto 2014

Non si può cancellare il passato, magari puoi conviverci facendo finta di aver dimenticato, ma è solo una mera illusione. Non si possono dimenticare certe cose. Ancor di più è difficile lottare col passato dell’altro, farsi accettare, immaginare il presente come una tabula rasa, come una storia da riscrivere dall’inizio senza preamboli, senza antefatti, negando che ci siano delle barriere insormontabili. Nessun posto è così lontano da poter fuggire il passato, e l’oblio è pura utopia. Ed io sono stanco di lottare, contro il mio, contro il tuo. E sogno di fughe sulle sponde del Pacifico, un mare di un turchese perlaceo, un orizzonte per dimenticare, per dimenticare me stesso e perdermi. Eppure queste mie parole innalzano l’urlo della mia stessa contraddizione. L’inganno delle stesse mie parole, che non vogliono lasciare il posto all’azzardo della pura azione. Forse è il silenzio, il lungo silenzio quello che annuncia il vero agire, la rivoluzione, il silenzio è prima della deflagrazione, prima della distruzione e della riedificazione, prima di tutto viene un profondo, interminabile silenzio come prima della creazione, prima dell’enorme esplosione del cosmo. Devo tacere, devo fuggire, devo essere quello che non sono e tacere, tacere prima di tutto il resto.

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