sprazzi

24 agosto 2014

«Per lui l’amore non era un prolungamento della sua vita pubblica bensì il suo polo opposto.
Significava per lui il desiderio di darsi in balìa dell’altro. Chi si dà all’altro come un soldato si dà prigioniero, deve prima consegnare tutte le armi. È così privato di ogni difesa, non può fare a meno di chiedersi quando arriverà il colpo. Posso dunque affermare che per Franz l’amore era una continua attesa di un colpo imminente».

Milan Kundera, “L’insostenibile leggerezza dell’essere”

“Forse quel giorno, l’uno di fronte all’altro, lui, come questa sera che mi ha visto scostare i tuoi capelli dalla tua guancia, accanto a te seduta a fumare e io in piedi silenzioso, nei miei occhi, nei miei sguardi, nei miei gesti, rivedrà se stesso”.

“E’ buono il mio sangue? Mi chiedevi mentre ti baciavo. Non prendo il tuo sangue, non lo voglio, dissi, ne prendo il calore, che rimane, e poi, fredde, cosa sarebbero le tue labbra senza il loro tepore, senza il tuo sangue, come tu dici? Il disegno, la linea delle tue labbra…”.

“Prima di salutarti, mi hai chiesto perché mi fa male ogni volta il distacco, perché non posso stare lontano da te anche un solo giorno. Perché il tuo viso, nudo, i tuoi occhi mobili, le tue guance fresche, sono lì come il paradiso in cui l’unico angelo, il mio unico angelo, sei tu. Senza te l’inferno spalanca le sue porte”.

 

 

 

 

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