Albert Camus – Dal “Caligola”

28 agosto 2014

«SCIPIONE: E come dev’essere immonda la tua solitudine!
CALIGOLA: (esplodendo di rabbia, si getta su di lui, l’afferra per il collo e lo scuote) La solitudine, sì, la solitudine! La conosci tu la solitudine? Sì, quella dei poeti e degli impotenti. La solitudine? Quale solitudine? Ma non lo sai che non si è mai soli? E che dovunque ci portiamo addosso tutto il peso del nostro passato e anche quello del nostro futuro? Tutti quelli che abbiamo ucciso sono sempre con noi. E fossero solo loro, poco male. Ma ci sono anche quelli che abbiamo amato, quelli che non abbiamo amato e ci hanno amato, il rimpianto, il desiderio, il disincanto e la dolcezza, le puttane e la banda degli dei! (lo lascia e torna al proprio posto) Solo! Ah, se soltanto potessi godere la vera solitudine, non questa mia solitudine infestata di fantasmi, ma quella vera, fatta di silenzio e tremore d’alberi — sentire tutta l’ebbrezza del flusso del mio cuore. (Seduto, colto da una stanchezza improvvisa) La solitudine! Ma no, Scipione. La solitudine risuona di denti che stridono, chiasso, lamenti perduti».

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