Wisława Szymborska

 

 

In sogno

dipingo come Vermeer.

 

Parlo correntemente il greco

e non soltanto con i vivi.

 

Guido l’automobile,

che mi obbedisce.

 

Ho talento,

scrivo grandi poemi.

 

Odo voci

non peggio di autorevoli santi.

 

Sareste sbalorditi

dal mio virtuosismo al pianoforte.

 

Volo come si deve,

ossia da sola.

 

Cadendo da un tetto

so cadere dolcemente sul verde.

 

Non ho difficoltà

a respirare sott’acqua.

 

Non mi lamento:

sono riuscita a trovare l’Atlantide.

 

Mi rallegro di sapermi sempre svegliare

prima di morire.

 

Non appena scoppia una guerra

mi giro sul fianco preferito.

 

Sono, ma non devo

esserlo, una figlia del secolo.

 

Qualche anno fa

ho visto due soli.

 

E l’altro ieri un pinguino.

Con la massima chiarezza.

 

 

 

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w. s.

13 dicembre 2012

AUTOTOMIA

Alla memoria di Halina Poświatowska

In caso di pericolo, l’oloturia si divide in due:

dà sé in pasto al mondo,

e con l’altro fugge.

 

Si scinde d’un colpo in rovina e salvezza,

in ammenda e premio, in ciò che è stato e ciò

che sarà.

 

Nel mezzo del suo corpo si apre un abisso

Con due sponde subito estranee.

 

Su una la morte, sull’altra la vita.

Qui la disperazione, là la fiducia.

 

Se esiste una bilancia, ha piatti immobili.

Se c’è una giustizia, eccola.

 

Morire quanto necessario, senza eccedere.

Ricrescere quanto occorre da ciò che si è salvato.

 

Già, anche noi sappiamo dividerci in due.

Ma solo in corpo e sussurro interrotto.

In corpo e poesia.

 

Da un lato la gola, il riso dall’altro,

un riso leggero, di già soffocato.

 

Qui il cuore pesante, là non omnis moriar,

tre piccole parole, soltanto, tre piume d’un volo.

 

L’abisso non ci divide.

L’abisso circonda.

 

 Wisława Szymborska