Ricordi, sogni riflessioni – Carl Gustav Jung
8 gennaio 2021

La vita mi ha sempre fatto pensare a una pianta che vive del suo rizoma: la sua vera vita è invisibile, nascosta nel rizoma. Ciò che appare alla superficie della terra dura solo un’estate, e poi appassisce, apparizione effimera. Quando riflettiamo sull’incessante sorgere e decadere della vita e delle civiltà, non possiamo sottrarci a un’impressione di assoluta nullità: ma io non ho mai perduto il senso che qualcosa vive e dura oltre questo eterno fluire. Quello che vediamo è il fiore, che passa: ma il rizoma perdura.
Rinunciare alla violenza.
7 gennaio 2021

« Sono convinto che ormai a giro per il mondo, fra la gente più diversa, sta crescendo una nuova coscienza di che cosa è sbagliato e di che cosa va fatto. Questa nuova coscienza è, a mio parere, il grande bene del nostro tempo. Va coltivata. Da lì, da quella coscienza e non da una nuova religione, un nuovo profeta, un nuovo dittatore o liberatore, verrà la guida spirituale del futuro. La soluzione è dentro di noi, si tratta di conquistarla facendo ordine, buttando via tutto ciò che è inutile e arrivando al nocciolo di chi siamo. Più che assaltare le cittadelle del potere, si tratta ormai di fare una lunga resistenza. Bisogna resistere alle tentazioni del benessere, alla felicità impacchettata; bisogna rinunciare a volere solo ciò che ci fa piacere. Bisogna non abbandonare la ragione per darsi alla follia, ma bisogna capire che la ragione ha i suoi limiti, che la scienza salva, ma anche uccide e che l’uomo non farà alcun vero progresso finché non avrà rinunciato alla violenza. » ─ Tiziano Terzani, Un altro giro di giostra (2004)
LAVORO COME UN GIARDINIERE
7 gennaio 2021
JOAN MIRÒ


Quel che […] è voluto in me, è la tensione dello spirito. Ma è essenziale, a mio avviso non provocarla con mezzi chimici, come il bere o la droga. L’atmosfera propizia a questa tensione la scopro nella poesia, nella musica, nell’architettura – Gaudí, ad esempio è formidabile -, nelle mie passeggiate quotidiane, in certi rumori: lo scalpitare dei cavalli in campagna, lo scricchiolio delle ruote di legno dei carretti, i passi, le grida nella notte, i grilli. Lo spettacolo del cielo mi sconvolge. Mi sconvolge vedere, in un cielo immenso, la falce della luna o il sole. Nei miei quadri, del resto, vi sono minuscole forme in grandi spazi vuoti. Gli spazi vuoti, gli orizzonti vuoti, le pianure vuote, tutto quello che è spoglio mi ha sempre profondamente impressionato.[…]Sono le cose più semplici a darmi delle idee. Un piatto in cui un contadino mangia la sua minestra, l’amo molto più dei piatti ridicolmente preziosi dei ricchi. L’arte popolare mi commuove sempre. Non vi è, in quest’arte, né inganno né trucco. Va dritta allo scopo. Sorprende ed è talmente ricca di possibilità. […]Per me ogni oggetto è vivo […] Quando vedo un albero provo una violenta emozione, come se fosse qualcosa che respira, che parla. Anche un albero è qualcosa di umano. L’immobilità mi impressiona. Questa bottiglia, questo bicchiere, un ciottolo su una spiaggia deserta, sono cose immobili, ma scatenano nel mio spirito profondi sconvolgimenti. […] L’immobilità per me evoca grandi spazi in cui si producono movimenti che non si arrestano, movimenti che non hanno fine. È, come diceva Kant, l’irruzione immediata dell’infinito nel finito. Un ciottolo, che è un oggetto finito e immobile, mi suggerisce non solo dei movimenti, ma movimenti infiniti che, nei miei quadri, si traducono in forme simili a scintille che erompono dalla cornice come da un vulcano. Se non cogliesse questi movimenti nei miei quadri, lo spettatore sarebbe come un attore che legge una poesia per lui totalmente priva di senso. Ma potrebbe anche non coglierli, perché per lui nei miei quadri, come per me nel ciottolo, il movimento è soltanto suggerito. Quello che cerco, infatti, è un movimento immobile […]. Lavoro a lungo, talvolta anni, a uno stesso quadro. […]Lavoro come un giardiniere o come un vignaiolo. Le cose maturano lentamente. […]Provo il bisogno di raggiungere il massimo d’intensità con il minimo di mezzi. Questo mi ha indotto a conferire alla mia pittura un carattere sempre più spoglio. La mia tendenza alla spoliazione, alla semplificazione si è esercitata in tre ambiti: il modellato, i colori e la raffigurazione dei personaggi. […] Intorno al 1940 il modellato e il chiaroscuro furono completamente eliminati. Una forma modellata è meno sorprendente di una forma piatta. Il modellato impedisce l’emozione violenta e limita il movimento alla profondità visuale. Senza modellato né chiaroscuro la profondità non ha limiti: il movimento può estendersi all’infinito. […]L’anonimato mi permette di rinunciare a me stesso, ma rinunciando a me stesso giungo ad affermarmi maggiormente. Così il silenzio è il rifiuto del rumore, ma da questo risulta che il minimo rumore, nel silenzio, diviene immenso. Allo stesso modo cerco il rumore celato nel silenzio, il movimento nell’immobilità, la vita nell’inanimato, l’infinito nel finito, le forme nel vuoto e me stesso nell’anonimato.
Apolide
5 dicembre 2020
Roberto Bolaño

Che cos’è la patria per lei ?
Mi dispiace darti una risposta banale e volgare. La mia unica patria sono i miei figli, Lautaro e Alexandria. E a volte, ma in secondo piano, alcuni istanti, alcune strade, alcuni volti o scene o libri che sono dentro di me e che un giorno dimenticherò, che è la cosa migliore che uno possa fare con la patria.
Dai un’occhiata…
5 gennaio 2020
Dai un’occhiata… https://pin.it/fj3uwiwxxfggq4
Dai un’occhiata…
5 gennaio 2020
Dai un’occhiata… https://pin.it/zc4cxy6f5sadre
Oriente
29 dicembre 2019

Hot line
2 dicembre 2019


Where is the Christmas?
1 dicembre 2019

The drunk red bear.
Scotellaro e Kafka
1 dicembre 2019
Good bye, blue sky…
20 novembre 2019

Espressivo
20 novembre 2019

Brodskij
20 novembre 2019

Manganelli – La Notte
20 novembre 2019

Disegni Ritratto
20 novembre 2019






